Su due limiti strutturali e un limite per scelta opportunistica del M5S

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13 Risposte

  1. roberto scrive:

    non ho votato m5s,  ma ho votato comunista per il pcl; però provo tanta nausea di fronte ai furibondi attacchi contro il m5s; viene attaccato  dal palazzo del potere in decadenza, tramite i suoi servi della informazione scritta e parlata; evidentemente il palazzaccio delle ruberie continue ha paura di un possibile terremoto; e il m5s viene attaccato aspramente e criticato dai cosidetti sinistrati,  che così facendo cercano di nascondere sotto il tappeto l'immondizia delle loro continue delusioni elettorali;  e poi vine attaccato da quelli che come andrea, non riescono a fare divenatre il loro pensiero egemone fra coloro che hanno la pretesa di dover rappresentare;  il m5s è rappresentato da un guitto, i vari movimenti rivoluzionari a parole, sono rappresenati da grilli parlanti.

  2. stefano.dandrea scrive:

    Roberto,

    non mi sembra di aver attaccato il M5S. Tutt'altro. Ho riconosciuto ben tre meriti al movimento.

    Ho poi osservato due limiti, secondo il mio punto di vista. Questi limiti non sono tali secondo la base militante del movimento, perché sono anzi scelte strategiche e caratteri strutturali del movimento stesso.

    Non comprendo il senso della tua critica. Sei d'accordo sul mio giudizio di fatto che il M5S non intende promuovere una nuova e grande classe dirigente? Se si – e mi sembra indubitabile che la risposta sia si – valuti positivamente questa scelta fondamentale e fondante del movimento, sotto il profilo, diciamo, morale? E comunque, reputi che sia efficiente e produttiva di risultati?

    I medesimi interrogativi potevi sollevare sul secondo limite: se l'indifferenza all'uomo politico, sia anche indifferenza all'arte e alla strategia politica.

    Dal tuo commento non si capisce se la pensi come me. potresti benissimo essere d'accordo. E allora perché non avrei dovuto dire ciò che penso?

    Per quanto riguarda l'egemonia, è una lotta dura e lunga. L'importante è che le idee si diffondano progressivamente. Non sono per la rivoluzione permanente. Bensì per la paziente (altri due anni) creazione di un soggetto, muovendo dai capitani, come da gloriosa tradizione. Abbiamo certamente 200 persone che vogliono essere contattate quando faremo le riunioni regionali nei primi di settembre, anche se non possono venire a Pescara. Speriamo di essere 200 anche a Pescara e magari anche qualcuno di più. Numericamente siamo molto contenti, anche perché tra le 400 persone ci sono molti capitani, che non valgono uno.

    Sotto il profilo qualitativo siamo ancora più contenti. Posso citarti solo i nomi di coloro che scrivono in rete:

    Fiorenzo Fraioli di eco della rete è entrato nell'ARS. Egli è amico di Pasquinelli e di Bagnai, che ha accompagnato per un anno; ma è entrato nell'ARS.

    Piero Valerio di Tempesta Perfetta, molto amico di Barra Caracciolo – quarantotto è entrato nell'ARS.

    Mattia Corsini, curatore della gruppo facebook Economia5stelle, è uscito dal M5S e verrà all'assemblea di Pescara.

    Ma abbiamo almeno una cinquantina di capitani che possono costruire gruppi cittadini forti e rigogliosi.

    Abbiamo inoltre molti quadri di alto livello.

    Quello che potevamo fare lo abbiamo fatto. I risultati che potevamo desiderare per quest'anno li abbiamo ottenuti.

    Quindi siamo molto ma molto contenti.

  3. roberto scrive:

    io devo constatare che il m5s ha sparigliato le carte sul tavolo immobile del sistema politico italiano, nel quale la cosidetta sinistra radicale ha avuto in mano solo le scartine, perchè agli utili idioti toccano solamente le scartine; certo la confusione creata sta disorientando anche il m5s, del quale condanno senza appello alcuno le cialtronerie antiimmigrati,  il glissare continuamente sulla questione del lavoro, non propongono nulla che sia in controtendenza ai rapporti di produzione capitalistici; sulla classe dirigente non potrai aspettarti dal m5s una risposta che coincida con la tua visione; io personalmente dopo decenni di esperienza militante nel movimento operaio e comunista,  propendo per la classe dirigente gramsciana, perchè del gruppo o classe di illuminati ho la nausea; troppi sono stati i tradimenti che assieme a tanti compagni abbiamo subito; per cui anch'io sono diffidente verso l'uomo o l'animale politico, che spesso devia verso l'opportunismo, ed in italia di esempi c'è ne sono a bizzeffe; opportuismo di singoli e di partiti; propendo per il rivoluzionario di professione per dirla con lenin, ed essere rivoluzionari di professione è una nobile virtù.

  4. stefano.dandrea scrive:

    Non ho nulla contro il rivoluzionario di professione, almeno in certi priodi storici. Ma non basta fare il rivoluzionario di professione per valere e quindi per avere la possibilità, assieme ad altri, di fare qualche cosa. "Capitani" è proprio l'espressione che usa Gramsci nelle note su machiavelli.

  5. stefano.dandrea scrive:

    Poi, sempre in quella pagina, Gramsci affronta il problema della burocrazia, ossia di capitani che valgono in un tempo ma poi cristallizzano le posizioni e finiscono per difedere se stessi. Questo è il problema che un'organizzazione politica seria deve risolvere. Non la ricerca di capitani, che resta una necessità.

    Ecco il brano:

    Il moderno Principe, il mito-principe, non può essere una persona reale, un individuo concreto; può essere solo un organismo; un elemento di società complesso nel quale già abbia inizio il concretarsi di una volontà collettiva riconosciuta e affermatasi parzialmente nell'azione. Questo organismo è già dato dallo sviluppo storico ed è il partito politico: la prima cellula in cui si riassumono dei germi di volontà collettiva che tendono a divenire universali e totali. […]
    Perché esista un partito è necessario che confluiscano tre elementi fondamentali (cioè tre gruppi di elementi):
    1. Un elemento diffuso, di uomini comuni, medi, la cui partecipazione è offerta dalla disciplina e dalla fedeltà, non dallo spirito creativo e altamente organizzativo. Senza di essi il partito non esisterebbe, è vero, ma è anche vero che il partito non esisterebbe neanche "solamente" con essi. Essi sono una forza in quanto c'è chi li centralizza, organizza, disciplina, ma in assenza di questa forza coesiva si sparpaglierebbero e si annullerebbero in un pulviscolo impotente. […]
    2. L'elemento coesivo principale, che centralizza nel campo nazionale, che fa diventare efficiente e potente un insieme di forze che lasciate a sé conterebbero zero o poco più; questo elemento è dotato di forza altamente coesiva, centralizzatrice e disciplinatrice e anche, anzi forse per questo, inventiva […].
    Si parla di capitani senza esercito, ma in realtà è più facile formare un esercito che formare dei capitani. Tanto è vero che un esercito già esistente è distrutto se vengono a mancare i capitani, mentre l'esistenza di un gruppo di capitani, affiatati, d'accordo tra loro, con fini comuni, non tarda a formare un esercito anche dove non esiste.
    3. Un elemento medio, che articoli il primo col secondo elemento, che li metta a contatto, non solo "fisico" ma morale e intellettuale. […]
    Questo ordine di fenomeni è connesso a una delle questioni più importanti che riguardano il partito politico; e cioè, alla capacità del partito di reagire contro lo spirito di consuetudine, contro le tendenze a mummificarsi e a diventare anacronistico. I partiti nascono e si costituiscono in organizzazione per dirigere la situazione in momenti storicamente vitali per le loro classi; ma non sempre essi sanno adattarsi ai nuovi compiti e alle nuove epoche, non sempre sanno svilupparsi secondo che si sviluppano i rapporti complessivi di forza (e quindi posizione relativa delle loro classi) nel paese determinato o nel campo internazionale. Nell'analizzare questi sviluppi dei partiti occorre distinguere: il gruppo sociale; la massa di partito; la burocrazia e lo stato-maggiore del partito. La burocrazia è la forza consuetudinaria e conservatrice più pericolosa; se essa finisce col costituire un corpo solidale, che sta a sé e si sente indipendente dalla massa, il partito finisce col diventare anacronistico, e nei momenti di crisi acuta viene svuotato del suo contenuto sociale e rimane come campato in aria.

    (Antonio Gramsci, e su Machiavelli, sulla politica e sullo stato modernoitori Riuniti, 1987)

  6. roberto scrive:

    gramsci un grande maestro,  e purtroppo nella mia militanza non ho visto capitani come intende gramsci,  ma burocrati che erano un corpo separato dal complesso dei compagni, i quali si sono sempre sobbarcati il lavoro umile,  senza il quale nessun partito rivoluzionario potrà durare a lungo; e la mancata costruzione de l'intellettuale collettivo, ha prodotto il disfacimento del partito, nel nostro caso quello del pci, o di rifondazione comunista, che non ha saputo costruire l'asse portante che è appunto il partito collettivo che decide collettivamente.

  7. stefano.dandrea scrive:

    Roberto,

    lo so. E quella è la ragione del fallimeno e della dispersione di un grande patrimonio, anche se, ad un'analisi realstica, dati i tempi e le vicende internazionale, non era facile salvarlo.

    Questo è uno "stato" (si chiamano così su facebook) che stamane ho postato sulla pagina facebook dell'ARS. Ho evidenziato la parte che ti interessa.

    "LA VIA DA TENERSI"

    Sono nella vita dei popoli, come in quella degli individui, momenti solenni, supremi, nei quali si decidono le sorti di un lungo avvenire, quando tra due vie schiuse al moto, tra due insegnamenti, tra due principi diversi, la nazione vacilla incerta nella scelta e cerca norma alla propria azione. Allora ogni uomo ha ben diritto di chiedere all’altro: in che credi? E a ogni uomo come debito di rispondere: questa è la mia fede; in questa giudicherete l’opera mia. Allora, I PESSIMI SONO I TIEPIDI: gli uomini che per povertà di core e grettezza di mente tentennano fra le due vie, rifuggono codardamente dall'armonizzare gli atti alla fede e s'illudono o cercano illudere le moltitudini a un concetto d'accordo impossibile fra i due principî. I TRISTI SI GIOVANO DI COSTORO per pascere di speranze protratte i desiderosi di cose nuove: i buoni si ritraggono irritati e disperano: e l'occasione, come il ciuffo della fortuna, sparisce per non tornare se non dopo un lungo volger di ruota, dopo lunghi anni di nuovi dolori, di nuove delusioni e sciagure.
    L'Italia è oggi in uno di questi momenti.
    Il fermento è universale in Italia; ma senza intento determinato, senza unità di credenza intorno alla VIA DA TENERSI, prorompe in sommosse senza nome e senza frutto, non promove di un passo la causa della nazione. (GM).

    L'ARS reputa che la via da tenersi implichi un po' di PAZIENZA – non molta ma un po' di pazienza – DISCIPLINA – non si deve chiacchierare ma marciare: ormai non servono allenatori ma giocatori, preferibilmente fuoriclasse – UMILTA' – anche la mente fine, e il militante professionalmente ed economicamente realizzato, devono volantinare e svolgere tutti i compiti nei territori nei quali vivono – FEDE che militando (almeno) un poco tutti e tanto alcuni, e agendo in maniera coordinata, si riesca a costruire un movimento che rifarà la storia d'Italia.

  8. roberto scrive:

    speriamo di trovarci nella stessa barricata, assieme ai tanti che si decidano una volta per tutte di unire in un solo corpo le tante molecole che vagano isolatamente.

  9. stefano.dandrea scrive:

    Le molecole non si uniscono, purtroppo.

    Se il M5S non è il movimento rivoluzionario, né serve un altro, più convincente, che polverizzi le molecole e attiri la simpatia di tutti.

    Difficile che un singolo tentativo possa portare a questo risultato. Speriamo in tre o quattro tentativi che si uniscano. Gli altri dovranno e vorranno seguire. E i vari capetti di partitini e movimentini falliti saranno fatti fuori, come meritano.

  10. roberto scrive:

    hai ragione gli atomi si uniscono per formare le molecole, ed allora facciamo si che i troppi atomi si leghino raggiungendo la stabilità con gli otto elettroni nel livello energetico più esterno; stabilità intesa come raggiunta unità dei troppi attori rivoluzionari che da soli sono privi di energia capace di sovvertire l'esistente!

  11. Piotr Z scrive:

    Stefano D'Andrea coglie abbastanza bene alcuni limiti del M5S, finalmente senza mai pronunciare le parole "populismo", "fascismo" o "demagogia". Tuttavia mi pare un po' esagerato definire l'egualitarismo, seppur ingenuo, "negazione dell'uomo". Rousseau negava l'uomo? Non credo. Certo l'"uno vale uno" è limitante, questo però non impedisce di fare emergere persone valide, come si è visto in parlamento. La logica dovrebbe essere quella del "tutti sono utili e nessuno indispensabile", e hanno il sacrosanto diritto di rifiutare la concezione gramsciana o leniniana di partito per tentare strade differenti. Lo stesso vale per le accuse di nichilismo (parola che può essere usata con accezioni forti o deboli, secondo alcuni solo chi crede in Dio non è nichilista, secondo altri addirittura chi crede è nichilista, …) Se il nichilismo può essere definito heideggerianeggiando "isolare l'Essere dall'ente", oppure "la vicenda nella quale l'Essere come tale non è più nulla", oppure ancora "negazione dell'Essere", se l'Essere è la comunità e l'ente è l'individuo, il M5S nella sua contraddittorietà lascia intravvedere anche una fondazione comunitaria e umanistica, anche se abbozzata, quindi non mi spingerei a definirlo nichilistico.

  12. Il M5S non è nichilista per nulla. Fermo restando che gli appunti di Stefano D'Andrea sono puntuali, la natura del M5S (o più verosimilmente quella che Grillo vuole che si caratterizzi) è un'altra.

    Ma per questo ci riserviamo di scriverci sopra qualcosa di più articolato

  1. luglio 30, 2013

    […] limitante e specchio di un egualitarismo un po’ ingenuo, ma che riteniamo esagerato definire “nichilista”, potrebbe essere tranquillamente sostituito da una espressione molto più efficace quale […]

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