Più Europa (e meno Spagna). O no?

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Una risposta

  1. Paolo Querini scrive:

    De André avrebbe detto
    “Se non del tutto giusto, quasi niente sbagliato”
    In effetti, attraversando l' entroterra spagnolo alcuni anni fa su strade lungo le quali si affacciavano le “nuévas urbanizaciones” a matrice 20×20 (villette a schiera) 10×10 (unifamiliari) 6×6 (ville con torretta d' angolo e palma) l' impressione generale era che in questi territori avessero scaricato grosse partite di droghe allucinogene e la gente fosse uscita di testa abbandonando splendidi villaggi arroccati sui cucuzzoli per rinchiudersi in questi orrori urbanistici privi di servizi di prossimità.
    Ovviamente queste cose accadono solo in uno Stato che abdica ogni pianificazione accontentandosi di assecondare i processi. Tanto, il conto dei danni economici, sociali ed ambientali sarà sempre qualcun altro a doverlo onorare. Loro inviteranno ad essere ragionevoli e a sacrificarci per l' avvenire dei nostri figli (“Attenti. Colpire Equitalia equivale a colpire lo Stato!” Appunto: era proprio quello che si intendeva fare).
    Ora la domanda:
    Ritieni tu che lo stato di cose possa mutare IN TEMPO UTILE senza che questi nemici della società vengano trasferiti in località dalle quali, salvo essere Ulisse, o Enea, o Dante, non si ritorna?

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