Il miracolo economico della Germania negli anni ’30

di Stefano Sylos Labini megachip

Nei libri di economia si parla tanto del New Deal, però, ci si dimentica che il vero miracolo economico si verificò in Germania. Quando Hitler andò al potere nel 1933 oltre 6  milioni di persone (il 20 % della forza lavoro) erano disoccupate ed al limite della soglia della malnutrizione mentre la Germania era gravata da debiti esteri schiaccianti con delle riserve monetarie ridotte quasi a zero. Oggi i tedeschi hanno il terrore che l’eccesso di debito spinga la Banca Centrale Europea a stampare grandi quantità  di moneta la quale farebbe scoppiare l’inflazione.

Per questo la Cancelliera Merkel, con la sua intransigenza sul risanamento dei bilanci  dei paesi europei più in difficoltà e con la sua posizione contraria verso l’emissione degli Eurobond e verso gli acquisti di titoli del debito pubblico da parte della BCE, sta spingendo l’Europa in una pericolosa recessione e in una crisi di fiducia che potrebbero avere conseguenze devastanti. 

Ma nel miracolo economico degli anni ’30 i nazionalsocialisti si erano creati una teoria monetaria che suonava pressappoco così: ”le banconote si possono moltiplicare e spendere a volontà, purché si mantengano costanti i prezzi. Il solo motore necessario per questo meccanismo è la fiducia. Basta creare e mantenere questa fiducia, sia con la suggestione sia con la forza o con entrambe”.

Sorprendentemente, l’artefice del miracolo economico della Germania nazista fu un uomo di origini ebraiche, Hjalmar Schacht, Ministro dell’Economia e Presidente della Banca Centrale  del Reich.

Per il commercio estero, Schacht ideò un ingegnoso sistema per trasformare gli acquisti di materie prime da altri paesi in commesse per l'industria tedesca: i fornitori erano pagati in moneta che poteva essere spesa soltanto per comprare merci fatte in Germania. Il meccanismo, di stimolo al settore manifatturiero, funzionava come un baratto: le materie prime importate erano pagate con prodotti finiti dell'industria nazionale, evitando così il peso dell'intermediazione finanziaria e fuoriuscite di capitali.

Certamente, il protezionismo prima e l'autarchia in seguito crearono un mercato chiuso in cui tutta la realtà produttiva era indirizzata e finalizzata alla produzione di beni per lo stato e / o per il consumatore tedesco.

Il controllo nazista dei cambi e dei commerci esteri dà alla politica economica tedesca una nuova libertà. Anzitutto, perché il valore interno del marco (il suo potere d'acquisto per i lavoratori) viene svincolato dal suo prezzo esterno, quello sui mercati valutari anglo-americani.

Lo Stato tedesco può dunque creare la moneta di cui ha bisogno nel momento in cui manodopera e materie prime sono disponibili per sviluppare nuove attività economiche, anziché indebitarsi prendendo i soldi in prestito. E ciò senza essere immediatamente punito dai mercati mondiali dei cambi con una perdita del valore del marco rispetto al dollaro ed evitando che il pubblico tedesco fosse colpito da quel segnale di sfiducia mondiale consistente nella svalutazione della sua moneta nazionale.

In realtà, non venne praticata la stampa diretta di moneta, poiché il principale provvedimento di Schacht fu l’emissione dei MEFO, obbligazioni emesse sul mercato interno per finanziare lo sviluppo.

In questo sistema è direttamente la Banca Centrale di Stato (Reichsbank) a fornire agli industriali i capitali di cui hanno bisogno. Non lo fa aprendo a loro favore dei fidi; lo fa autorizzando gli imprenditori ad emettere delle cambiali garantite dallo Stato. E' con queste promesse di pagamento che gli imprenditori pagano i fornitori.

In teoria, questi ultimi possono scontarle presso la Reichsbank ad ogni momento, e qui sta il rischio: se gli effetti MEFO venissero presentati all' incasso massicciamente e rapidamente, l'effetto finale sarebbe di nuovo un aumento esplosivo del circolante e dunque dell'inflazione.

Di fatto, però questo non avviene nel Terzo Reich. Anzi: gli industriali tedeschi si servono degli effetti MEFO come mezzo di pagamento fra loro, senza mai portarli all'incasso; risparmiando così fra l'altro (non piccolo vantaggio) l'aggio dello sconto. Insomma, gli effetti MEFO diventano una vera moneta, esclusivamente per uso delle imprese, a circolazione fiduciaria.

Gli economisti si sono chiesti come questo miracolo sia potuto avvenire e alla fine la risposta è stata che il sistema funzionava grazie alla fiducia. L'immensa fiducia che il regime riscuoteva presso i suoi cittadini, e le sue classi dirigenti.

Hjalmar Schacht fu l'inventore del sistema rendendo invisibile l'inflazione: gli effetti MEFO erano un circolante parallelo che il grande pubblico non vedeva e di cui forse nemmeno aveva conoscenza, e dunque privo di effetti psicologici. In seguito Schacht (che fu processato a Norimberga e ritenuto non colpevole) spiegò d'aver pensato che, se la recessione manteneva inutilizzato lavoro, officine, materie prime, doveva esserci anche del capitale parimenti inutilizzato nelle casse delle imprese; i suoi effetti MEFO non avrebbero fatto che mobilitare quei fondi dormienti. In realtà erano proprio i fondi a mancare nelle casse, non l'energia, la voglia di lavorare, la capacità attiva del popolo.

Schacht conosceva bene la frode fondamentale su cui si basa il sistema del credito e i lucri che derivano dall'abuso della fiducia dei risparmiatori, che col loro lavoro riempiono di vero denaro i conti di denaro vuoto, contabile, che la banca crea ex-nihilo. E sapeva che la prosperità della finanza internazionale dipende dall'emissione di prestiti con elevato interesse a nazioni in difficoltà economica.

Un economista britannico, C.W. Guillebaud, ha espresso con altre parole lo stesso concetto: "nel Terzo Reich, all' origine, gli ordinativi dello Stato forniscono la domanda di lavoro, nel momento in cui la domanda effettiva è quasi paralizzata e il risparmio è inesistente; la Reichsbank fornisce i fondi necessari agli investimenti [con gli effetti MEFO, che sono pseudo-capitale]; l'investimento rimette al lavoro i disoccupati; il lavoro crea dei redditi, e poi dei risparmi, grazie ai quali il debito a breve termine precedentemente creato può essere finanziato [ci si possono pagare gli interessi] e in qualche misura rimborsato".

Così Hitler raggiunse il suo scopo primario: il riassorbimento della disoccupazione e la crescita dei salari del popolo tedesco senza alimentare l’inflazione. I risultati sono, dietro le fredde cifre, spettacolari per ampiezza e rapidità. Nel gennaio 1933, quando Hitler sale al potere, i disoccupati sono 6 milioni e passa. A gennaio 1934, sono calati a 3,7 milioni. A giugno, sono ormai 2,5 milioni. Nel 1936 calano ancora, a 1,6 milioni. Nel 1938 non sono più di 400 mila. E non sono le industrie d'armamento ad assorbire la manodopera. Fra il 1933 e il 1936, è l'edilizia grazie ai grandi progetti sui lavori pubblici, inclusa la costruzione della rete autostradale, ad impiegarne di più (più 209%), seguita dall'industria dell'automobile (+ 117%) e dalla metallurgia (+83%).

 

Articolo rielaborato da http://www.stormfront.org/forum/t753500/

 

NOTA – Naturalmente non condivido l’ispirazione ideologica del sito Stormfront e ritengo il nazismo una ideologia criminale. L’intento del mio articolo è quello di mettere in evidenza la politica economica e monetaria seguita dalla Germania di Hitler per risollevare un Paese allo stremo. Una politica che, con i dovuti accorgimenti, potrebbe essere riproposta nell’Europa di oggi dove la disoccupazione ha raggiunto livelli inaccettabili.

 Stefano Sylos Labini

 Tratto da: http://www.syloslabini.info/online/?p=3802

 

16 Comments to "Il miracolo economico della Germania negli anni ’30"

  1. Tonguessy's Gravatar Tonguessy
    September 20, 2011 - 6:47 am | Permalink

    Occorre qualche precisazione.

     Il 2 maggio 1934 tutte le sedi di tutti i sindacati, anche quelli filonazisti, vennero occupate dalle SA, i loro fondi confiscati e i loro capi mandati nei campi di concentramento.

     Hitler voleva che per il 16 marzo del '36 fosse pronto un esercito di 36 divisioni. Schacht spiegò che per mantenere il programma segreto "è stato necessario usare la stampante" 

    La grande opera di Schacht fu quella di aver saputo manipolare la moneta ad uso e consumo della Germania.

    Il problema di Hitler era la necessità di mantenere la corsa agli armamenti segreta (in quanto vietata dal Trattato di Versailles) e quindi l'impossibilità, da parte del Reich, di indebitarsi senza destare sospetti. MEFO erano cambiali usate per pagare l'industria bellica e vennero mantenute segrete. I MEFO quindi non esistevano se non come entità contabile, non apparivano ufficialmente da nessuna parte e quindi la grande corsa agli armamenti – sempre ufficialmente – non risultava da nessuna parte.

    Sul lavoro: ciò che Hitler cominciò ad usare massicciamente fu il lavoro coatto, ovvero la schiavitù e che trovò la sua più piena realizzazione ad Auschwitz, dove i reclusi lavoravano gratis per la IG Farben, così come spiegato nei miei articoli sul cartello petrolchimico. Ma prima di Auschwitz ci fu  il Reichsarbeitsdienst (RAD, servizio di lavoro del Reich), un'organizzazione che raccoglieva i disoccupati e li usava – inizialmente – nei grandi lavori pubblici del Reich. Nel 1935 divenne obbligatorio per tutti i maschi tra i 18 e 25 anni, per la durata di 6 mesi, prima del servizio militare obbligatorio. Le grandi opere (come l'autostrada) furono il prodotto di tale schiavitù. 

     La legislazione economica aveva portato la popolazione tedesca ad uno stato di schiavitù di fatto. I contadini erano ritornati ad essere legati per sempre al loro appezzamento come novelli servi della gleba, senza alcuna possibilità di cambiare o lasciare la campagna; i lavoratori dipendenti erano scivolati in una sorta di schiavità industriale in cui non avevano nemmeno la libertà di licenziarsi, per non parlare della possibilità di contrattare per uno stipendio più alto.

    Vi sembra questo un modello di sviluppo ragionevole? E non è ancora finita. Parliamo di disoccupazione: Nel 1933 l'esercito tedesco era composto da 100.000 unità, limite massimo imposto dai trattati di Versailles. Nel 1938 l'esercito contava 600.000 unità, che naturalmente non entravano più a far parte delle stime sulla disoccupazione; un anno dopo (quando la disoccupazione raggiunse il valore più basso) l'esercito contava su una forza di 1 milione e 400.000 uomini. 

    Nel 1935, con le leggi di Norimberga, gli ebrei tedeschi persero la cittadinanza e quindi nel volgere di una notte dalle statistiche sulla disoccupazione scomparvero tutti gli ebrei tedeschi in età da lavoro.

    Tutto questo portò benessere? Non tanto se leggiamo le parole di Hitler, il quale ammette: "Siamo sovrappopolati e non possiamo nutrirci contando sulle nostre risorse […] La soluzione finale risiede nell'estendere lo spazio vitale del nostro popolo e/o le risorse di materie prime e generi alimentari." 


    Nel '36 sia Schacht, l'artefice del riarmo tedesco, che Carl Goerdeler, il Commissario dei Prezzi, consigliarono ad Hitler di rallentare il riarmo e di cercare di tornare ad una economia di mercato. Non li ascoltò. Schacht si dimise e Goerdeler venne destituito. Goering divenne il nuovo plenipotenziario dell'economia e Hitler, con il memorandum del '36, inizia il suo piano quadriennale, che porterà inevitabilemente nel giro di 3 anni la Germania in guerra.

    Con il facile senno di poi posso concludere che 50 milioni di morti della SGM sono un prezzo troppo alto da pagare per risolvere il problema della disoccupazione. Sicuramente quella di Hitler non è una proposta sensata, e ci sono strade migliori da percorrere.

    Le informazioni che ho fornite sono tratte da un articolo illuminante che vi invito a leggere. E che sarebbe bene Sylos Labini conoscesse.

    http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=2460

    • erminio's Gravatar erminio
      March 30, 2014 - 10:33 pm | Permalink

      Tonquessy prova a guardare i fatti più oggettivamente e apri gli occhi,delle cifre si prende atto non si discute,vai a vedere i fondi stanziati dalla Germania per il riarmo,bazzecole in confronto alla GB per non parlare dell'Unione Sovietica; sul trattamento agli operai bada bene che erano si pagati poco ma almeno un lavoro lo avevano quasi tutti , potevano beneficiare di indennità di malattia,di infortunio oltre ad avere tutto un corollario di attivittà es.dopolavoro, vacanze a prezzi irrisori finanziate dal Kraft durch Freude.Per il discorso del RAD dico che sono completamente d accordo;sei in buona salute?non hai un lavoro?…Fai qualcosa per tutti allora(lavori pubblici).Ma al di la di tutto ciò penso al consenso e alla ceca fiducia che i tedeschi riponevano in quel Tirannico(ma funzionale) Sistema.  E'stata un ignominia per il genere umano ma se qualcosa di buono c era sono del parere che vada recuperato

  2. stefano.dandrea's Gravatar stefano.dandrea
    September 20, 2011 - 7:18 am | Permalink

    Tonguessy,

    ciò che tu dici contrasta nel modo più assoluto con il fatto che il folle raggiunse un consenso quantitativamente enorme. Forse la gente non era così schiavizzzata come credi; o forse non lo era più di adesso. Questo in linea generale (comunque vedi il punto 2).

    Nello specifico.

    1) Il lavoro coatto e obbligatorio è un principio fondamentale del comunismo enunciato nel manifesto e applicato dai paesi del cosiddetto socialismo reale. Accusare Hitler di aver applicato il principio significa fargli torto o, vista la cosa da altro punto di vista, un complimento eccessivo. Ciò che è accaduto in seguito ad Auschwitz non c'entra assolutamente nulla con ciò che è scritto nell'articolo. Ugualmente escluderei che sia rilevante l'uso del lavoro forzato dei galeotti fino al '36, perché quantitativamente insignificante.

    2) "La legislazione economica aveva portato la popolazione tedesca ad uno stato di schiavitù di fatto. I contadini erano ritornati ad essere legati per sempre al loro appezzamento come novelli servi della gleba, senza alcuna possibilità di cambiare o lasciare la campagna; i lavoratori dipendenti erano scivolati in una sorta di schiavità industriale in cui non avevano nemmeno la libertà di licenziarsi, per non parlare della possibilità di contrattare per uno stipendio più alto". Ovviamente, il giudizio – l''unico giudizio sensato, deve essere dato comparando la situazione in quegli anni in Germania, rispetto ad altri paesi che nel 1930 si trovavano in una condizione come la germania o inferiore (non superiore). Io non sono in ggrado di darlo.

    3) Ciò che precisi sui MEFO non esclude che meccanismi simili possano portare vantaggi né che effettivamente li portarono alla Germania (anche se vennero canalizzzati verso la direzioni che indichi e che era nota);

    4) Resta il punto centrale della "moneta" propria, difesa dalla svalutazione decisa dai mercati finanziari;

    5) Quanti erano gli ebrei disoccupati nel 1935? Dalla risposta a questa domanda dipende il fatto se la tua precisazione ha un significato nell'economia del discorso o è soltanto un argomento ideologico per considerare tutto ciò che fece quel regime come tabù ed evitare un giudizio positivo su ogni possibile aspetto. Insomma il rischio è di muovre da questoo pregiudizio: tutto ciò che fu fatto in quegli anni da quel regime, fosse pure l'applicazione del principio del manifesto del partito comunista dell'obbligo di lavorare è negativo e non ha senso isolare uno o altro elemento dal contesto per sottoporlo ad esame ed eventualmente apprendere qualche cosa di utile per il futuro. E' l'atteggiamento tipico che hanno avuto alcuni comunisti nei coonfronti del regime fascista. Fortunatamente non è stato questo l'atteggiamento avuto dai grandi capi del comunismo italiano.

    6)"Siamo sovrappopolati e non possiamo nutrirci contando sulle nostre risorse […] La soluzione finale risiede nell'estendere lo spazio vitale del nostro popolo e/o le risorse di materie prime e generi alimentari." Sai benissimo che Hitler doveva propagandare la politica imperiallistiica e quindi non hai alcuna ragione per credere che Hitler avesse ragione, ossia che quella frase fosse ragionevole. Ancora una volta credo che tu muova da un pregiudizio, tanto da credere fondata la più palese propaaganda Hitleriana!

    7) Ciò che ha osservato Silos Labyni è del tutto sganciato dai 50 milioni di morti. L'autore ha soltanto fatto notare che, come sempre accade, si guarda ai vincitori. E perciò abbiamo letto tantissimo sul new deal e quasi niente sulla politica tedesca di quegli anni (d'altra parte gli i taliani hanno visto più film western che film sul risorgimento o sulla resistenza). Forse ci è utile conoscere e studiare la storia, anziché le narrazioni favolistiche dell'impero che ci ha sconfitti e che ci tiene sotto controllo da sessanta anni.
     

  3. Stefano Sylos Labini's Gravatar Stefano Sylos Labini
    September 20, 2011 - 7:38 am | Permalink

    La ringrazio per il suo commento e per le informazioni che ha fornito. Mi rendo conto che questo mio articolo è quantomeno spericolato e può generare confusione. Nella nota ho precisato quello che penso del nazismo. Il mio intento era quello di criticare la politica attuale della Germania che è contraria a qualsiasi forma di intervento sia sul lato della spesa che su quello della moneta, poichè i tedeschi hanno il terrore dell'inflazione. Ma questa politica sta portando l'Europa nel baratro perchè la disoccupazione è insostenibile. Allora il riferimento alla Germania degli anni '30 è per ricordare che i tedeschi praticarono allora quelle che oggi considerano politiche inflazionistiche che non provocarono alcuna inflazione ma in qualche modo contribuirono a rilanciare l'economia della Germania. Perchè uno dei motivi per cui Hitler raggiunse il potere fu la pesantissima crisi economica che affliggeva la Germania. E credo che proprio i tre anni dal 1933 al 1936 furono decisivi: se l'economia non fosse ripartita dubito che il regime nazista sarebbe riuscito a consolidarsi. E credo che l'emissione delle obbligazioni MEFO promosse da Schacht giocarono un ruolo importante in quei tre anni (giustamente viene ricordato che Schact si dimise nel 1936). Oggi gli Eurobond garantiti dalla BCE potrebbero avere la stessa funzione che ebbero i MEFO senza alimentare nessun fenomeno inflazionistico. Al contrario, il risanamento dei bilanci pubblici che la Germania sta imponendo a tutti i paesi in difficoltà sta portando l'Europa in una recessione pericolosa, alimenta l'inflazione (i produttori scaricano le maggiori tasse sui prezzi) e, in un paese come l'Italia, fa approfondire il divario tra Nord – Sud favorendo la strategia secessionista della Lega Nord. Stefano Sylos Labini

  4. Tonguessy's Gravatar Tonguessy
    September 20, 2011 - 8:26 am | Permalink

    "ciò che tu dici contrasta nel modo più assoluto con il fatto che il folle raggiunse un consenso quantitativamente enorme."

     

    Questo mi ricorda una scritta su una maglietta: "Eat shit-zillions flies can't be wrong" (mangiate merda, milioni di mosche non possono essere nel torto)

    Come ben sappiamo "le narrazioni favolistiche dell'impero che ci ha sconfitti e che ci tiene sotto controllo da sessanta anni" funzionano. Se funzionano da sessant'anni per praticamente 3/4 dell'umanità, non vedo perchè le narrazioni naziste non potessero funzionare per qualche decina di milioni tedeschi e per una decina d'anni.

    "Medici nazisti", scritto da uno psichiatra, spiega come fu possibile arrivare ad uno sdoppiamento SOCIALE della personalità: padri amorevoli e credenti devoti da una parte e inflessibili aguzzini dall'altra. E' nell'anima stessa della società stratificata l'idea del Sè alienato, necessario al mantenimento delle strutture sociali, e mantenuto tale dalle "narrazioni favolistiche" che tengono sotto scacco l'immaginario collettivo, pilotandolo adeguatamente.

    E' certamente utile studiare la Storia, ed il mio intervento andava in tal senso.

    Nello specifico: il fatto che nei paesi comunisti o nella germania nazista non ci fosse disoccupazione è sicuramente un fatto. Quello che cercavo di mettere in luce è che la quantità di lavoro di cui usufruì Hitler fu usata per il riarmo della Germania, che aveva chiari scopi imperialisti. E che causò oltre 50 milioni di morti.  Se vogliamo possiamo pure dire che Stalin fece altrettanto, portando l'URSS da condizioni di arretratezza tecnologica a potenza militare pari agli USA e alla Germania.

    Per tornare ai tempi nostri, sarebbe sufficiente che tutti i neolaureati e neodiplomati fossero forzatamente impiegati per almeno 1 anno nel  riassetto autostradale italiano, ad esempio. Crollerebbero così le cifre della disoccupazione giovanile. Peccato che il modello capitalista non ci abbia consegnato "narrazioni favolistiche" di questo tipo, che anzi aborre. Quindi ci troviamo davanti ad un bivio: scegliere il modello staliniano-hitleriano del lavoro coatto (sconfessando quindi le attuali narrazioni) oppure continuare con una crescente disoccupazione causata dalla casta finanziaria che sta smembrando quell'industria su cui fecero totale affidamento i due baffuti in questione e la generazione successiva (almeno). Certo  esiste anche la terza opzione che però non è gradita alle elites finanziarie. Siamo passati da una società forzatamente secondaria (i due di cui sopra) ad una società "volontariamente" terziaria grazie alle narrazioni favolistiche. Questo il dato di fatto.

    Certamente i MEFO possono essere una via percorribile. Schacht organizzò l'economia finalizzata al riarmo tedesco. Ma si era in pieno capitalismo industriale. Oggi non è più così. Quale grossa lobby sosterrebbe oggi l'industria tramite MEFO corrispettivi? Ed eventualmente, per quali scopi?

     

    Devo infine precisare che ciò che è scritto nel Manifesto del partito comunista non rappresenta necessariamente la (mia) verità. Il lavoro così come lo intendiamo è già da solo identificativo di un sistema sociale stratificato. Esiste il lavoro perchè esistono i lavoratori e i datori di lavoro. Come ricordava il saggio di J.Diamond che ho tradotto questo fatto rappresenta gli ultimi 5 minuti delle 24 ore che sintetizzano il percorso temporale dell'umanità. Prima non c'era lavoro. E nessuno se ne lamentava.

    PS: ringrazio Sylos Labini per le sue preziose precisazioni. Non ho mai inteso che le sue posizioni fossero pro-naziste.

  5. Claudio Martini's Gravatar Claudio Martini
    September 20, 2011 - 2:37 pm | Permalink

    Secondo me il punto da capire è il seguente: l'analisi delle poltiche sociali e industriali adottate da un governo non è sufficiente per emettere un giudzio politico su quel governo.
    Spiego meglio.
    Noi siamo tutti abituati a pensare che un potere che garantisca lavoro e diritti, benessere e sicurezza, insomma welfare, sia un potere buono. I governi cattivi sono quelli che vezzeggiano i ricchi, e i ricchi sono così egoisti… mentre i governi buoini si curano delle necessità del popolo, e vanno appoggiati.
    Questa posizione è unilaterale e non dialettica.
    Pensateci. Siete sovrani di una qualche nazione. Il vostro intento è naturalemnte quello di conservare il potere, e se possibile ampliarlo. Poniamo che il alto della conservazione non dia problemi. Vi volgete dunque alla ricerca dell'egemonia. Sia che ricercate un predominio di tipo militare, sia che ne desideriate uno di tipo economico o culturale, vi troverete nella necessità di trattare bene il vostro popolo. Volete un forte esercito? Dovrete sviluppare l'industria, e l'idnustria porta sviluppo, lavoro, salari. Volete una mandodopera istruita? Dovrete permettere ai cittadini di studiare. Volete una manodopera sana? Dovrete isitutire un sistema sanitario. Volete che il genere femminile partecipi dello sviluppo economico e sociale? Dovrete emancipare le donne. Se poi desiderate che la vostra nazione primeggi in campo artistico culturale, bé, assicuratevi che tutti i vostri sudditim possano usufruire di una formazione di alto livello.
    Ora, tutte le volte che un sovrano ha cominciato a ragionare così tutti i paesi vicini hanno cominciato a maledire la geografia. Se voi analizzate la storia europea dal conflitto franco-prussiano fino alla Grande Guerrra, il quadro è praticamente univoco: governi sempre più "generosi", pronti a soddifare le rivendicazioni del movimento operaio, costruzione di stati sociali, forte crescita delle infrastrutture… e esplosione del colonialismo.
    Riflettiamo. Qui si è citato il new deal, e lo si è messo a confronto con l'opera di Schacht. Qualcuno ha fatto riferimento alle analoghe politiche sovietiche. In effetti, anche se per me il caso sovietico è il più eclatante (lì si trattava di costruire un'industria dal nulla, non di rimetterla in moto), non si può non notare la similitudine tra le iniziative dei governi russo, tedesco e americano negli anni 30.

    Qui lo stupido parte per la tangente, e mette sullo stesso piano Stalin e Hitler. Ma, aldilà dell'osceno accostamento, resta una differnenza insuperabile tra l'esperienza sovietice e quella nazista: fu la Germania ad aggredire l'URSS, e non viceversa. Era il Reich che aveva indispensabile bisogno di conquiste, colonie e schiavi, non la Russia.
     
    Insomma, un programma "socialista" in politica interna non basta a valutare positivamente un governo. è ovvio che "capitalismo senza regole" porti al disastro (http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_economic_crises). Il punto è se le più o meno keynesiane politiche sociali, di sviluppo o di redistribuzione, servano ad alimentare proprositi sciovinistici di espansione, oppure a costruire uno Stato in grado di convivere armoniosamente con tutti i popoli del mondo.

  6. stefano.dandrea's Gravatar stefano.dandrea
    September 20, 2011 - 9:10 pm | Permalink

    Claudio,

    ben tornato. Sono completamente d'accordo. Un corollario è che se si vuol studiare quale è stato il sistema che ha favorito la chiamata al potere delle menti più lucide di un'epoca o che ha finanziato gli artisti più grandi (salvo quelli dichiaratamente contrari al regime, ovviamente), o che aveva sviluppato la tecnica normativa più alta o che aveva elaborato i migliori criteri per organizzare gli uffici pubblici, o per immettere movimento nel ciclo economico senza sviluppare inflazione o per sottrarre la ricchezza della nazione al ricatto del capitale finanziario o per raggiungere l'autosufficienza alimentare, o per mille altri fini, non ha alcun rilievo, in linea di principio (salvo prova contraria, che talvoltà sarà possibile e talaltra agevole; mentre in altri casi sarà impossibile) il carattere sciovinovista e imperialista o il fine di pacifica convivenza perseguito. Così come sarà irrilevante che il capo del sistema fosse un grande artista umanista o un sadico che uccise dopo aver seviziato duemila bambini.

    Se discutiamo per dare un giudizio su un regime o sul capo del medesimo, allora le cose stanno in un modo. Invece, se ci interroghiamo su uno o altro profilo di un regime, allora le cose possono stare in modo completamente opposto e la "ragione" ci può condurre perfino a riconoscere la genialità e la grandezza dei risultati ottenuti da un sadico assassino. Io non trovo alcuna difficoltà di ordine psicologico a predispormi a un'analisi oggettiva di un fenomeno. Non mi sento compartecipe di crimini, né tifoso di un regime, perché sono disposto a svolgere un'analisi di un profilo senza pregiudizi e magari perché, dopo l'analisi, concludo per una valutazione positiva o perfino di grandiosità di un uomo, di una dottrina o di una legge (sempre relativamente al profilo considerato). A me ciò che dico sembra una cosa ovvia. Una necessità metodologica. La premessa per essere onesti storici. Insomma una verità banale.

  7. Tonguessy's Gravatar Tonguessy
    September 21, 2011 - 6:26 am | Permalink

    Scrive Claudio: "governi sempre più "generosi", pronti a soddifare le rivendicazioni del movimento operaio, costruzione di stati sociali, forte crescita delle infrastrutture… e esplosione del colonialismo."

    Non mi pare proprio che questo sia il caso del nazismo, che come prima mossa a seguito dell'incendio del Reichstag (ordinato da Goering) ha subito addossato la colpa ai comunisti e ha fatto varare la terribile legge Reichstagsbrandverordnung con cui aboliva di fatto tutti i diritti civili e iniziava la loro persecuzione sistematica. Se poi vogliamo parlare dei tempi attuali il neocolonialismo odierno (leggi Libia) nasce in un periodo di forti tensioni sociali a seguito della progressiva erosione dei diritti dei lavoratori e del crollo delle infrastrutture (sanità, istruzione etc..).

    Se vogliamo poi portare il pensiero di E. Todd, questo brillante sociologo ci informa che è proprio l'aumento di alfabetizzazione (e in generale delle infrastrutture) che fa nascere l'idea (positiva) di democrazia che poi porta alla rivoluzione Francese, ad esempio. Todd lega cioè l'aumento di istruzione alla necessità di maggiore partecipazione, non al colonialismo come affermi. 

     

    @Stefano: quella <"ragione" che ci può condurre perfino a riconoscere la genialità e la grandezza dei risultati ottenuti da un sadico assassino> è la stessa che animò l'operazione Paperclip ovvero il reclutamento di scienziati nazisti all'interno dell'apparato militare USA, la stessa "ragione" che organizzò le Ratlines (ovvero l'espatrio clandestino di nazisti verso il Sudamerica) portando quei regimi sanguinari che, guarda caso, alla loro morte sono poi scomparsi (o quasi).

    Io ABORRO tale "ragione", perchè profondamente convinto che una tale mentalità non abbia diritto di umanità. Gli USA hanno saputo dimostrare cosa succede quando si assoldano i nazisti (ovvero la "ragione" del sadico assassino) per aiutarli a regolare le questioni militari.

     Il "sadico che uccise dopo avere seviziato duemila bambini" può essere accettato o peggio giustificato solo se tra i duemila bambini non ci sono i tuoi. Prova a pensarci.

  8. stefano.dandrea's Gravatar stefano.dandrea
    September 21, 2011 - 7:25 am | Permalink

    Tonguessy,

    proprio non riusciamo a capirci. Io non h proposto di giustificare un sadico che ha ucciso e seviziato 2000 bambini. Io dico che se scoprissimo che Beethoven ha seviziato e ucciso 2000 bambini la nona sinfonia non perderebbe un grammo del suo fascino; e che comunque i giovani musicisti potrebbero e dovrebbero studiare le partiture di Beethoven, per diventare grandi musicisti. Quindi l'analisi di singoli profili dell'organizzazione o della ppolitica di un regime che aborro deve essere condotta scevra da condizionamenti e da pregiudizi ideologici (precomprensione negativa, per intenderci). Se un regime criminale non ha avuto nemmeno un pprofilo in cui ha raggiunto livelli eccelsi e nel quale può insegnare qualche cosa, lo puoi dire soltanto quando lo hai studiato senza quei pregiudizi.

    Ovvio che le osservazioni di Sylos Labni debbano e possano essere sottoposte a verifica, precisazioni, controlli. Ma ciò deve accadere al fine di indagare meglio se per caso è una politica che si può ripetere, senza che si abbia la finalità di armarsi segretamente; e che valore abbia il baratto nel commercio internazionale (suggerito da Fichte e applicato dai regimi del socialismo reale). Non al fine di voler erscludere in linea di principio che si possa apprendere almeno una politica o una idea da un regime criminale.

  9. Tonguessy's Gravatar Tonguessy
    September 21, 2011 - 8:23 am | Permalink

    Stefano,

    sono d'accordo sulla seconda parte del tuo commento, mentre ho forti riserve sulla prima. Beethoven non ha seviziato e ucciso 2000 bambini, questo è ciò che la Storia ci ha consegnato. Prova comunque a immaginare un Beethoven che sevizia e uccide 2000 tra cui i tuoi e dimmi se davvero ti sentiresti di lodare ancora le sue composizioni. Ciò fa fortunatamente  parte di un immaginario che non appartiene alla Realtà e su cui non vale la pena di perdere neanche un secondo in più.

    Quanto finora emerso lascia aperte due ipotesi: 

    a-possiamo escludere a priori che ogni atto nazista abbia una qualche validità morale (vedi operazione Paperclip: il riciclaggio di tali atti non fa che espandere la morale nazista)

    b-non possiamo escludere che singoli atti nazisti siano encomiabili (il salvataggio delle opere d'arte dell'abbazia di Montecassino ad es)

    Ciò che aiuta nella comprensione è la volontà che sta dietro a queste azioni. Bisognerebbe quindi capire prima cosa si vuol fare di quanto viene realizzato tramite un'operazione tipo MEFO. Perchè potrebbe anche succedere che le elites finanziarie si impossessino di tale ricetta per lucrare ulteriormente ai nostri danni. Quale forza politica è oggi in grado di garantire che gli eventuali MEFO  andranno nella direzione a noi cara?

  10. luca martinelli's Gravatar luca martinelli
    April 22, 2012 - 5:56 pm | Permalink

    io la sapevo diversamente. Hitler o chi per lui torno' subito alla moneta sovrana. I Mefo servivano solo o anche a limitare l'uso della moneta contribuendo cosi' a limitare l'inflazione.

  11. Andrea's Gravatar Andrea
    April 23, 2012 - 9:01 am | Permalink

    Buongiorno a Tutti e complimenti per l'accesa e colta discussione sul quel periodo storico.
    Volevo porre una domanda sempre inerente all'argomento.
    Come ha potuto la Germania Nazista in soli 4 anni a creare un'esercito innovativo dal punto di vista tecnologico e perfettamente addestrato, senza che Francia e Inghilterra se ne accorgessero.??
    Grazie a tutti
    Andrea

  12. stefano.dandrea's Gravatar stefano.dandrea
    April 23, 2012 - 11:14 am | Permalink

    Andrea,

    per risponderti bisognerebbe conoscere in modo approfondito la dinamica dei fatti e la storiografia sull'argomento. Insomma si deve essere storici specializzati su questo tema. E io non lo sono nella misura più assoluta.

     

  13. Tonguessy's Gravatar Tonguessy
    April 24, 2012 - 8:08 am | Permalink

    @Andrea, 

    una risposta parziale la trovi nella serie "Cartello petrolchimico". Gli USA, ad esempio, permisero una consistente fornitura di petrolio alla Germania nazista senza la quale muovere le truppe sarebbe stato impossibile. Oltre agli aiuti tecnologici gli USA diedero un sostanziale aiuto finanziario, al punto che qualcuno dice che la Seconda Guerra Mondiale sia stata una manovra di Wall Street

    http://www.appelloalpopolo.it/?p=2002

  14. Lorenzo's Gravatar Lorenzo
    April 24, 2012 - 10:59 pm | Permalink

    Andrea, ci sono vari fattori da tenere in considerazione. L'armistizio aveva se non erro lasciato alla Germania la possibilità di mantenere un esercito di 100.000 uomini, essenzialmente per reprimere eventuali rivolte comuniste. La Germania mantenne gli effettivi attorno ai 150.000 uomini; ma in realtà erano tutti ufficiali sceltissimi, attorno a cui sarebbe stato possibile ricostruire in breve tempo un esercito di massa funzionante.
     
    Le restrizioni attinenti al materiale bellico e allo sviluppo tecnologico furono aggirate tramite la collaborazione della Polonia e soprattutto della Russia, che vendettero materiale e consentirono ai tedeschi prove tecniche ed esercitazioni sul proprio territorio.
     
    Infine, proprio la sconfitta e la necessità di ricostruire da zero l'arma terrestre consentirono allo stato maggiore tedesco – di gran lunga il migliore del mondo – di rifondare l'esercito sulla base delle più moderne dottrine belliche: di qui la tecnica della guerra celere realizzata concentrando i mezzi corazzati in grandi unità organiche dotate di enorme forza d'impatto. Una dottrina originariamente sviluppata in Gran Bretagna, dove però un sistema politico e uno stato maggiore usciti vittoriosi dalla grande guerra, comprensibilmente portati all'immobilismo, non ebbero il coraggio di riformare radicalmente la struttura delle forze armate.
     
    Anche qui le prove della Blitzkrieg (brutto termine inventato dalla stampa francese per descrivere le folgoranti vittorie teutoniche in Polonia) furono svolte in territorio sovietico. Solo l'uso rivoluzionario delle truppe corazzate permise all'esercito tedesco, che allo scoppio della guerra possedeva meno carri e di qualità inferiore rispetto ai francesi asserragliati dietro l'imponente linea Maginot, di piegare in poche settimane il colosso gallico.
     
    Va infine menzionato l'acume strategico e la disponibilità ad assumersi grandi rischi di Hitler, che approvò il piano di von Manstein di attacco attraverso la foresta delle Ardenne, un territorio considerato universalmente proibitivo dagli stati maggiori occidentali.

  15. Federico's Gravatar Federico
    July 13, 2012 - 9:30 am | Permalink

    Per quanto riguarda il fatto che fu it Terzo Reich ad attaccare l'Unione Sovietica e non viceversa non credo che questo dimostri una differenza nella tendenza "coloniale" tra i due regimi.
    A parte l'aggressione alla Finlandia  e la spartizione della Polonia desidero ricordare la proposta sovietica di partecipare all'alleanza Terzo Reich / Impero Italiano / Impero Giapponese per una spartizione delle aree di "intervento"; Hitler, che aveva diplomaticamente stimolato la proposta sovietica, tergiversò e poi decise altrimenti.

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