Dalla guerra del mercato globale alla pace delle economie protette

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Una risposta

  1. Tonguessy scrive:

    Esistono dei concreti contrasti tra modernità e socialismo (o peggio comunismo).

    Il primo è che i lavoratori salariati sono alle dipendenze di un piccolo gruppo di persone (gli industriali), e non hanno voce in capitolo sulle scelte. Se gli industriali si trovano "costretti" a sottostare alle leggi del mercato borsistico come attualmente avviene, succede che le direzioni da prendere non siano tanto volte a favorire lo status quo nazionale, quanto a trovare sempre nuovi metodi per pagare la cedola trimestrale in modo da attrarre sempre più azionisti. 

    In questo universo c'è posto solo per l'Homo Oeconomicus, ovvero per il lavoratore intercambiabile. Tutto è progettato a tavolino e serve solo bassissima manovalanza a costo vicino allo zero.

     

    Il secondo contrasto, ancora più evidente, è che anche se esiste un (parziale) controllo dei sistemi di produzione, quando si è inseriti in un contesto di concorrenza internazionale non si riescono a fermare le contraddizioni sistemiche. La fine dell'URSS penso sia l'esempio più calzante. Stroncata da investimenti militari che non si poteva permettere, che nessun stato socialista si può permettere.

    La soluzione sembra essere quindi o abbandonare la competizione (e quindi la competitività) e vivere in un'isola alla deriva di un continente che invece finge di reinventare sempre tutto, oppure accettare di vivere nel suddetto continente e accollarsi i costi che questo comporta. Questo significa, in primis, un forte meccanismo di feedback che permetta di regolare il flusso dei capitali. Giusto per fare un esempio: stipendi da favola a pochi manager a fronte di impoverimento diffuso possono tradursi in stipendi da manager meno stratosferici per consentire una maggiore distribuzione salariale.

    E' chiaro che in mancanza di quel senso dello Stato che in qualche modo animò tanto politici che industriali nelle decadi passate, serve recuperare la funzione dei lavoratori come classe antagonista allo sperpero attuale. A questa classe hanno sempre fatto appello tanto comunisti che socialisti storici. Oggi però succede che la sinistra storica sia sparita. Si potrebbe discutere a lungo se sia sparita per esaurimento del proprio ruolo, per sabotaggio, per mutati interessi delle classi lavoratrici o per un altro migliaio di ragioni e concause. Fatto sta che se negli anni '60 quel meccanismo straordinario di feedback che furono, ad esempio, le proteste di piazza si produssero risultati che furono tangibili per diversi decenni, mentre oggi ci troviamo con proteste ingessate (tra scioperi regolamentati, blande richieste e controparti completamente sorde) che non producono nulla e sanciscono ulteriormente lo stato di avanzata decomposizione della sinistra storica.

    Una delle ragioni di tutto questo è da ricercare nelle mutate condizioni dei rapporti sociali (ed in particolar modo nell'avvento della globalizzazione) e nella mancata correzione della rotta da seguire.

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