Il “Parlamento” europeo, ovvero il Guardiano dei Trattati – l’unica scelta sensata è boicottare le elezioni europee

1. Come devono comportarsi nelle prossime elezioni europee i sovranisti nonché i non sovranisti che comunque vorrebbero modificare i Trattati europei? Per rispondere è necessario avere ben presenti competenze e poteri del Parlamento europeo, altrimenti si effettueranno scelte prive di ogni fondamento ed eventualmente contrastanti con gli obiettivi politici perseguiti.

All'interno dell'Unione europea, il “Parlamento europeo” svolge tre funzioni: la funzione di controllo “politico”, la funzione di bilancio e la funzione legislativa.

La funzione di controllo “politico” è davvero poca cosa. Intanto il Parlamento non può modificare i Trattati, perché ciò non è espressamente previsto dai Trattati medesimi e non è nemmeno pensabile, posto che l'Unione europea è e resta una organizzazione internazionale di Stati e non uno Stato federale e dunque si fonda su un accordo tra Stati e non fra cittadini o rappresentanti di cittadini. Sono gli Stati dell'Unione che possono modificare i trattati, non i cittadini attraverso i loro rappresentanti eletti in Parlamento.

Il “controllo politico” del parlamento europeo si estrinseca in primo luogo nel potere di approvare una mozione di censura della Commissione ai sensi dell'art. 234 del TFUE. La conseguenza dell'approvazione della mozione consiste nelle dimissioni collettive dei membri della Commissione e nelle dimissioni dell'alto rappresentante dell'Unione presso gli affari esteri e la politica di sicurezza: tutti i dimissionari rimangono in carica per gli affari ordinari fino alla sostituzione ai sensi dell'art. 17 del TUE.

Orbene, non soltanto per l'approvazione della mozione di censura è prevista la maggioranza dei due terzi dei voti espressi, i quali devono inoltre costituire la maggioranza dei membri del parlamento – e ciò spiega come non sia mai stata approvata una mozione di censura -, non soltanto la conseguenza dell'approvazione della censura può essere definita grave soltanto da chi si collochi in posizione di adorazione dell'Unione europea, perché in realtà si procederebbe a nuova nomina della Commissione e non accadrebbe nulla di davvero rilevante, soprattutto la mozione è posta, al più, a guardia della legittimità e della correttezza nell' applicazione ed esecuzione dei Trattati. Insomma il “Parlamento europeo” non modifica i Trattati ma li difende.

In secondo luogo, il “controllo politico” è esercitato dal Parlamento europeo mediante l'esame della relazione generale annuale presentata dalla Commissione (art. 233 TFUE), nonché di alcune relazioni (previste in diversi articoli dei Trattati) attinenti a materie specifiche, nonché attraverso le “interrogazioni” presentate alla Commissione, al Consiglio europeo o al Consiglio. Inoltre, il Parlamento nomina un Mediatore, che tra l'altro accerta infrazioni al diritto dell'Unione europea (al di fuori dei casi sui quali si è conclusa o pende una procedura giudiziaria interna o svolta nell'ambito dell'Unione europea). Il “parlamento europeo”, infine, accoglie petizioni da parte dei cittadini (artt. 24, 2° co. e 227 TFUE) e su richiesta di un quarto dei membri istituisce commissioni temporanee di inchiesta per esaminare denunce di violazione o cattiva amministrazione del diritto dell'Unione europea. Si attaglia perfettamente, dunque, al “parlamento europeo” la qualifica di Guardiano dell'Unione europea. Il parlamento Europeo può essere paragonato al collegio sindacale di una società di capitali, non all'assemblea.

 

2. Nella approvazione del bilancio annuale (art. 314 TFUE), Parlamento e Consiglio si trovano sul piano di parità. Tuttavia di preminente importanza rispetto all'approvazione del bilancio annuale è il quadro finanziario pluriennale (relativo ad un periodo non inferiore a cinque anni), fissato dal Consiglio all'unanimità, previa approvazione della maggioranza dei membri del Parlamento (art. 312 del TFUE). E con riguardo al quadro finanziario pluriennale è pacifico in dottrina che, nella sostanza (a prescindere dalla forma giuridica), il Parlamento non ha effettivi poteri, perché la richiesta unanimità dei membri del Consiglio impone di trovare l'accordo a livello intergovernativo. Comunque, la competenza e i poteri del Parlamento anche in questo caso sono volti ad attuare i Trattati. Soprattutto il Parlamento ha un ruolo semplicemente consultivo in materia di determinazione delle entrate della UE, stabilite tramite accordi intergovernativi. Ciò conferma che non si tratta di un vero Parlamento, altrimenti il principio “no taxation without rapresentation” avrebbe implicato che il potere di determinare le entrate spettasse soltanto al “Parlamento”.

In definitiva nessun vero potere nella fissazione del quadro finanziario pluriennale; nessun potere di determinare le entrate e soltanto potere condiviso con il Consiglio per quanto riguarda l'approvazione del bilancio annuale, sempre nei confini tracciati dal quadro finanziario pluriennale e sempre, comunque, al fine di attuare i trattati.

 

3. Per quanto riguarda la funzione legislativa, va preliminarmente osservato che la regola è che “Un atto legislativo dell'Unione può essere adottato solo su proposta della Commissione, salvo che i Trattati non dispongano diversamente” (art. 17, n. 2 TUE).  Quindi il Parlamento “legifera” ma ha una limitata iniziativa: in linea di principio legifera su impulso della Commissione. E comunque quando legifera, lo fa per per attuare i Trattati.

I Trattati prevedono una procedura legislativa ordinaria e una serie numerosa di procedure legislative speciali. La procedura legislativa ordinaria consiste nell'adozione congiunta di un regolamento, di una direttiva o di una decisione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio su proposta della Commissione, che svolge anche il ruolo di “mediatore” tra Parlamento e Consiglio quando non vi sia accordo tra questi ultimi due organi.

Le procedure legislative speciali “consistono nell'adozione di un regolamento, di una direttiva o di una decisione da parte del parlamento europeo con la partecipazione del Consiglio o da parte di quest'ultimo con la partecipazione del Parlamento europeo” (art. 289, n. 2 TFUE). Le modalità della partecipazione sono di volta in volta specificate dalle disposizioni dei trattati che prevedono le procedure legislative speciali. Peraltro solo in tre materie di poca importanza legifera il Parlamento con la partecipazione del Consiglio: statuto dei membri del parlamento (art. 223, n. 2 TFUE); definizione della procedura per l'esercizio del diritto di inchiesta da parte del Parlamento (art. 226, co. 3, TFUE); e adozione dello statuto del Mediatore sopra citato (art. 228, n. 4 TFUE). Al contrario, i casi in cui legifera il Consiglio con la partecipazione del Parlamento sono una trentina. In questi casi, talvolta il Parlamento è soltanto consultato (sono una ventina di casi), talaltra (in una decina di casi) approva il testo predisposto dal Consiglio (è un prendere o lasciare, perché il Parlamento non può influire sul contenuto dei provvedimenti; in sostanza si tratta di un diritto di veto).

Quindi, la procedura legislativa ordinaria è caratterizzata da scarsa ed eccezionale iniziativa e deliberazione congiunta assieme al Consiglio (che rappresenta gli stati e in nessun senso può essere considerato una camera legislativa); le procedure legislative speciali sono caratterizzate da semplice consultazione o potere di veto del Parlamento (salvo tre casi insignificanti in cui delibera il Parlamento su consenso preventivo del Consiglio, tra l'altro!). E la limitatissima funzione legislativa è svolta per attuare i Trattai europei!

 

4. Infine, va considerato il ruolo del Parlamento europeo nella modifica dei Trattati.

Fermo che, come sopra osservato, il Parlamento non ha il potere di modificare i Trattati, esso ha, invece, un potere di sollecitazione (non direi di impulso) nella procedura di revisione ordinaria (art. 48 TUE). Peraltro, il progetto di modifica può essere presentato da qualsiasi Stato membro, dal Parlamento europeo, dalla Commissione e dal Consiglio ed è trasmesso al Consiglio europeo. Tuttavia, il Consiglio europeo, a maggioranza semplice, decide se è opportuno procedere alle modifiche proposte: può quindi decidere che non sia opportuno. Basta dunque che la maggioranza degli Stati, ossia dei Governi, sia contraria alla modifica proposta, che la procedura di revisione nemmeno inizia (non direi si arresta). Se la procedura inizia, il Consiglio europeo, a maggioranza semplice, convoca una Convenzione (è prevista e disciplinata una eccezione per le modifiche di poco conto) della quale fanno parte rappresentanti dei Parlamenti nazionali, dei capi di governo o di Stato, del Parlamento europeo e della Commissione. La convenzione invia una raccomandazione a una Conferenza dei rappresentanti dei Governi degli Stati membri (CIG), convocata dal presidente del Consiglio, la quale concorda all'unanimità le modifiche da apportare, in modo assolutamente discrezionale, senza essere vincolata dal testo del progetto di modifica né dal testo della raccomandazione elaborato dalla Convenzione. Le modifiche approvate all'unanimità dalla Conferenza entrano in vigore quando siano ratificate da tutti gli Stati membri nel rispetto delle norme costituzionali che disciplinano la ratifica dei trattati.

In una delle due procedure di revisione semplificate (sempre disciplinate dall'art. 48 del TUE) il Parlamento europeo ha sempre il potere di sollecitazione ma non è prevista né la Convenzione né la Conferenza dei rappresentanti dei Governi e il ruolo preponderante spetta esclusivamente al Consiglio europeo. Tuttavia sarà sempre necessaria l'approvazione di tutti i Parlamenti nazionali. Nella seconda procedura di revisione semplificata, utilizzabile soltanto in due specifiche materie, non è previsto nemmeno il potere di sollecitazione del Parlamento.

Insomma, siccome l'Unione europea è una organizzazione internazionale fondata sui trattati, le modifiche dei trattati implicano sempre sia l'unanimità nel Consiglio europeo (il consenso di tutti i Governi o capi di Stato; ma nella seconda procedura di revisione semplificata è competente il Consiglio), sia la ratifica o approvazione di tutti i Parlamenti nazionali (o non opposizione di uno di essi, nella seonda procedura di revisione semplificata).

 

5. A questo punto è possibile rispondere alla domanda formulata in principio: come devono comportarsi in occasione delle prossime elezioni europee i sovranisti nonché i non sovranisti che comunque vorrebbero modificare i trattati?

I sovranisti sono coloro che intendono riconquistare la sovranità, per addivenire in seguito, grazie a trattati stipulati con alcuni stati attualmente membri della UE, alla ricostituzione di qualcosa di simile al vecchio mercato comune ma con molti vincoli in meno rispetto a quelli previsti nei Trattati di Roma – in particolare, senza accettare il dogma della concorrenza interna (e della conseguente apertura alle imprese straniere) in numerosi settori strategici, ed escludendo ogni divieto di vincoli alla circolazione dei capitali – e con alcuni maggiori vincoli di tipo geopolitico e militare: una alleanza tra eserciti nazionali che dovrebbe andare a sostituire la NATO (invero questa è la posizione dell'ARS, espressa qua e qua; posizioni più radicali, che vogliano instaurare una vera autarchia e optare per l'isolamento internazionale non né conosco e non avrebbero senso). Questo obiettivo si può perseguire soltanto recedendo dai trattati europei, e quindi conquistando il potere nello Stato nazionale. Ottenuto il potere nello Stato nazionale, l'obiettivo finale si raggiunge agevolmente.

Si suol precisare che sarebbe necessario che il recesso avvenisse contestualmente da parte di più stati. Ciò è probabilmente vero ma una volta che in un solo Stato (soprattutto se si trattasse di Stato importante) andasse al governo una forza politica sovranista, non vi sarebbe nessuna possibilità di evitare l'effetto dirompente del recesso unilaterale. Gli esiti del recesso spingerebbero in seguito altri stati a recedere a loro volta.

Un partito che avesse una posizione politica chiaramente sovranista che si presenta a fare alle elezioni del parlamento europeo? Meglio, molto meglio, delegittimare l'Unione europea e proporre agli elettori di boicottare le elezioni. Il numero di votanti alle elezioni europee è da sempre basso, è in continua diminuzione e l'astensionismo aumenta in ogni Stato in misura maggiore rispetto alle elezioni nazionali. Un dato decisivo, taciuto dai media mainstream, che consente di affermare che un giorno (non troppo lontano, credo) l'Unione europea comunque si estinguerà, per implosione o distruzione a causa delle conseguenze del recesso di uno dei grandi stati partecipanti (Italia, Francia, Germania o Inghilterra, la quale, si ricordi, ha indetto un referendum per deliberare l'uscita).

 

6. Ad analoga conclusione deve giungersi con riguardo ai partiti che, come la Lega (così almeno sembra), vogliono liberarsi esclusivamente dell'euro. Invero, la tesi secondo la quale si può "recedere da alcuni articoli dei trattati" e segnatamente dalle norme che riguardano l'unione monetaria e assumere, secondo la propria volontà, la posizione che oggi hanno l'Inghilterra e la Danimarca ovvero mutare la posizione dell'Italia da Stato con l'euro a Stato con deroga sono giuridicamente infondate e comunque fondate sulla punta di uno spillo. Pertanto, se mai l'Italia assumesse unilateralmente questa decisione di rottura dell'ordine giuridico europeo, il rischio di conflitti diplomatici, commerciali e giurisdizionali sarebbe molto maggiore che non in caso di recesso dai trattati (ai sensi dell'art. 50 del TUE, che non comporterebbe alcun conflitto, essendo certamente atto legittimo che non richiede la presenza di una giusta causa, o della convenzione di Vienna sui Trattati, che invece potrebbe dar luogo a conflitti circa la sussistenza del presupposto invocato). In ogni caso, i partiti che sostengono questa posizione politica non hanno alcuna ragione per candidarsi alle elezioni europee (salvo voler consolidare il potere, eleggere deputati e prendere rimborsi). In che modo, infatti, entrando nel parlamento europeo, la Lega agevolerebbe la realizzazione dell'obiettivo politico che essa dichiara di perseguire, il quale implica una decisione del governo nazionale? I deputati europei non potrebbero apportare alcun contributo all'obiettivo prefissato. Anche in questo caso, quindi, sarebbe molto meglio promuovere il boicottaggio delle elezioni europee.

 

7. Infine, vi sono movimenti, come il M5S, e “liste”, come la annunciata lista Tsipras, che intendono candidarsi al Parlamento europeo per “modificare” i trattati, con un progetto di modifica più o meno chiaro e preciso. Questi due gruppi politici non intendono né recedere dall'Unione europea e per questa via distruggerla (se recedesse l'Italia, senza voler utilizzare il recesso come semplice mezzo per instaurare trattative di modifica dei Trattati, l'Unione europea imploderebbe; e infatti, a mio avviso, l'Unione europea imploderà quando, tra 4-7 anni, recederà la Francia), né recedere dal solo euro, bensì modificare i Trattati. Va pure osservato che il M5S e la lista Tsiras sembrano avere come obiettivo, in particolare, l'abolizione del cosiddetto Fiscal Compact, che a rigore, pur promosso dal Consiglio europeo, non rientra nei Trattati europei, essendo un trattato stipulato a lato dei Trattati europei. Ne consegue che anche quel limitato (formale, irrilevante e, per gli ingenui, ingannatore) potere di sollecitazione della modifica dei trattati il cui esercizio richiede la maggioranza nel Parlamento europeo – potere che può essere vanificato e mortificato dal Consiglio europeo a maggioranza semplice, nonché modificato (nel contenuto del progetto) dalla Convenzione nella raccomandazione e stravolto discrezionalmente dalla Conferenza dei rappresentanti dei Governi degli Stati membri, la quale raggiunge un accordo che deve essere ratificato da tutti i Parlamenti nazionali – non potrà essere esercitato per abolire il cosiddetto Fiscal Compact (l'art. 16 del Trattato denominato volgarmente Fiscal Compact prevede che al più tardi entro cinque anni il contenuto del trattato sarà incorporato nell'ordinamento giuridico dell'unione europea). Con riguardo, invece, alle norme dei Trattati europei, il Parlamento europeo, come più volte chiarito, non ha alcun potere di modificarle e l'iniziativa che può prendere a maggioranza deve alla fine trovare il consenso unanime di tutti i Governi degli Stati partecipanti e poi di tutti i Parlamenti nazionali dei medesimi Stati e prima ancora trovare il consenso della maggioranza del Consiglio europeo che dovrà essere favorevole a discutere le modifiche. Che senso ha, dunque, che un partito o movimento che è critico nei confronti dei Trattati europei e voglia modificarli si candidi al Parlamento europeo? Questo partito prende in giro gli elettori o è diretto da incompetenti. Eleggere parlamentari europei non serve assolutamente a nulla per raggiungere l'obiettivo dichiarato.

I Trattati europei li cambiano gli stati nazionali. Formalmente serve il consenso di tutti gli Stati partecipanti ma un singolo Stato importante, come l'Italia, esercitando il potere di recesso ai sensi dell'art. 50 del TUE, durante lo svolgimento alle trattative che sono previste dalla norma e che sono la conseguenza giuridica immediata del recesso, avrebbe enormi possibilità di determinare una modifica dei trattati nella direzione desiderata e nella misura maggiore possibile, tenuto conto della situazione concreta nella quale avverrebbe il recesso.

I Trattati europei saranno modificati soltanto quando la Francia, l'Italia, l'Inghilterra, la Germania o forse la Spagna recederanno e recedendo costringeranno le controparti ad addivenire a modifiche sostanziali dei Trattati, sempre che lo Stato recedente desideri la modifica dei trattati e non la liberazione dai vincoli europei (si, ho scritto controparti: gli Stati partecipanti sono controparti dei Trattati; la cooperazione è l'ideologia per ingannare gli ingenui; gli Stati che stipulano un trattato in materia economica cooperano come cooperano lavoratore subordinato e datore di lavoro, locatore e conduttore, venditore e acquirente, appaltatore e committente).

Quindi, chi vuol veramente modificare i Trattati europei, deve conquistare il potere all'interno dello Stato nazionale e deve invece concorrere con i sovranisti e con i no-euro a boicottare le elezioni europee, perché l'attività parlamentare che i parlamentari europei svolgeranno sarà istituzionalmente volta ad attuare i Trattati europei e perché il Parlamento europeo è piuttosto un “collegio sindacale” o “Guardiano" dell'Unione europea: non è “l'assemblea”.

 

8. L'unica vera ragione per la quale M5S, Lega e lista Tsipras si candidano alle elezioni europee è di ottenere visibilità, posti da deputato, finanziamenti e successo da spendere sul piano politico nazionale. Niente di male sia chiaro: il moralismo è sempre un male; ognuno fa quel che desidera e ha interesse a fare. Tuttavia, i cittadini sovranisti sinceri, nonché coloro che intendono modificare i Trattati, essendo consapevoli di come stanno effettivamente le cose, devono boicottare le elezioni farsa e divulgare informazioni relative al carattere farsesco di queste elezioni e dell'organo che si è chiamati ad eleggere. Il vero successo dei sovranisti e di coloro che intendono modificare i Trattati europei sarebbe un'affluenza degli elettori italiani inferiore al 50% (rispetto al 65% del 2009), nonché un'affluenza media degli elettori di tutti gli stati europei pari a circa il 35% (rispetto al 43% del 2009).

 

E' soltanto non votando alle elezioni del Parlamento europeo che i cittadini degli Stati partecipanti possono concorrere ad accelerare la distruzione (o, per chi la crede possibile, la radicale riforma) dell'Unione europea.

55 commenti per "Il “Parlamento” europeo, ovvero il Guardiano dei Trattati – l’unica scelta sensata è boicottare le elezioni europee"

  1. rossana's Gravatar rossana
    febbraio 4, 2014 - 9:16 am | Permalink

    Lettura illuminante. Ad ogni passo verso la comprensione della gabbia nella quale siamo rinchiusi, capiremo meglio che è solo affrontando la fatica del districarsi nell'analisi della struttura della sbarre, che troveremo la via d'uscita.

    E' solo su questo piano che è necessario concentrare la nostra attenzione, al momento. Gli shows nazionali ci distraggono con questioni prive di significato ai fini di un cambiamento di orizzonte, togliendoci tempo ed energie da dedicare alla comprensione della gabbia europea in cui i criminali nazionali ci hanno spinto a forza.

    Una cosa davvero non è più accettabile: l'accusare "gli italiani" di aver votato fino a ieri persone o partiti sbagliati, e quindi di essere corresponsabili di tutto questo.

    Non è corretto dimenticare che "gli italiani" sono stati (e continuano a essere) bombardati mediaticamente così da finire per adottare una visione dell'Unione Europea presentata costantemente come grassa di opportunità e sorretta da ideali umanitari condivisibili.

    Ci hanno mantito, sempre. Scientificamente, sapendo che solo la menzogna poteva consentir loro di realizzare la perfetta gabbia dentro la quale siamo finiti quasi contenti di entrarci.

    E' tempo di cercare una via d'uscita, di riconoscere la menzogna di cui siamo stati tutti vittime.

    Cercare una via d'uscita è considerare ogni aspetto, ogni idea, ogni possibilità.

    Qualcuno mi dice che perdo un sacco di tempo a leggere cose noiosissime. Rispondo che solo leggendo cose noiosissime posso capire dove può trovarsi quel punto debole che potrebbe far cadere di botto l'intera gabbia.

    Il tutto per dirti grazie di questa analisi sui Trattati.

    Chiarisce alcuni passaggi senza aver capito i quali non si procede.

    • Safonte's Gravatar Safonte
      febbraio 4, 2014 - 4:49 pm | Permalink

      Beati loro che… non le leggono, le cose noiosissime. Si vive tanto meglio. Forse.

       

      Safonte

  2. Andrea Franceschelli's Gravatar Andrea Franceschelli
    febbraio 4, 2014 - 11:38 am | Permalink

    Lo slogan potrebbe essere: "non esiste voto utile per un parlamento inutile".

  3. febbraio 4, 2014 - 2:48 pm | Permalink

    Caro Stefano,

    ti trovo molto convincente e documentato nella parte in cui dimostri i poteri limitatissimi del parlamento europeo.

    Tuttavia, alla fine, quando tiri le conclusioni, mi pare che tu sia molto meno convincente.

    Tu sostieni che sia inutile andare lì perchè quella sede non è una sede di decisioni, e sostieni anzi che è solo una questione di visibilità. Già qui, mi pare che la tua conclusione sia alquanto azzardata. Secondo me, quella è una sede dove è possibile costruire delle alleaanze, dei collegamenti a livello europeo.

    Tu pensa ad esempio a quello che ammetto oggi è soltanto un sogno, che l'unica lista presente in tutti i paesi dell'unione fosse proprio quella schierata per il sovranismo: non ammetteresti anche tu che sarebbe un risultato clamoroso che a livello di opinione pubblica europea avrebbe un impatto formidabile? Si dimostrerebbe così che i sovranisti non sono nazionalisti sciovinisti, anzi sono gli unici veri internazionalisti, capaci di collegarsi oltre le frontiere, nello stesso momento in cui rivendicano le sovranità nazionali.

    Ancora di più, mi sembra che le tue conclusioni siano affrettate riguardo al vantaggio dell'astensionismo. Su questo, ormai sono convinto che ci sia in atto un piano chiaramente totalitario a cui l'astenersi alle elezioni sia esattamente il risultato a cui puntano: a forza di avere sempre meno votanti, costoro finiranno col raggiungere l'obiettivo di abrogarne perfino l'esistenza. In ogni caso, non riesco a capire a chi possa fregare se i rappresentanti italiani a Strasburgo siano stati eletti dal 70% o dal 30% dei votanti. Forse sarà poco piacevole per i partiti, ma i partiti ormai contano ben poco, sono solo i servetti dei veri poteri che saranno ben lieti di registrare la crescente disaffezione per gli organismi elettivi: essi non li vogliono, puntano ad eleiminarli, anche quando dotati di poteri così limitati!

  4. febbraio 4, 2014 - 3:09 pm | Permalink

    Il ragionamento è più che fondato. Tuttavia vedo un problema: il 35% che andasse a votare sarebbe logicamente  filo-europeo, e ciò darebbe ai media la possibilità di annunciare trionfalmente che il 100% dei votanti si è espresso per l'Europa, contro un fronte anti-europeo rivelatosi inesistente; la disfatta degli euroscettici.
     E ribattere (ma ribattere con che mezzi, poi?) che il 65% che non ha votato è anti-euro verrebbe liquidato per indimostrabile e antifattuale.
    Il che mi rode, anche per le ricadute psicologiche di una tale campagna trionfale nei confronti degli indecisi o i dubbiosi – che in quanto tali sono portati in genere a scegliere per le maggioranze, reali o propagandate che siano.  

    • Pao de Açucar's Gravatar Pao de Açucar
      febbraio 4, 2014 - 3:35 pm | Permalink

      Infatti, e' abbastanza ovvio che sia come dice Mauro.

       

      Ma la cosa divertente sara' se il M5S dovesse fare un nuovo botto elettorale magari superando il 30%, ma basterebbe un 25%.

      Chi si sara' astenuto verra' giustamente considerato acquiescente e schifato come un paria per i prossimi 14 turni elettorali.

       

      Mi raccomdando ARS, astenetevi che vi eliminate da soli, ci conto.

      • Tonino's Gravatar Tonino
        febbraio 4, 2014 - 10:02 pm | Permalink

        La mia posizione è che per l'ars non è necessario esprimere una posizione ufficiale circa il voto alle europee. Quella di Stefano D'andrea espressa nel post  è un punto di vista ragionato e personale. Altri potrebbero trovare motivazioni diverse e concludere differentemente. Molti punti di vista potenzialmente esprimibili sarebbero plausibili. Sarebbe utile secondo voi dedicare energie per arrivare ad una soluzione condivisa? Che utilità avrebbe per noi e soprattutto per l'esito del voto? Siamo numericamente irrilevanti e irrelevante è ad oggi la possibilità che abbiamo di orientare il voto. Apriamo un dibattito per capire le nostre capacità tattiche, strategiche, di ragionamento politico? Spesso abbiamo taciuto su   alcune questioni perchè ci è sembrato non opportuno farlo o perchè abbiamo ritenuto non fosse il momento giusto. Vedo molti motivi per applicare questa scelta anche in questo caso.

        O vogliamo aprire una discussione sulla base di una affermazione come questa:

        " Chi si sara' astenuto verra' giustamente considerato acquiescente e schifato come un paria per i prossimi 14 turni elettorali.

        Mi raccomdando ARS, astenetevi che vi eliminate da soli, ci conto."

        Non si commenta proprio.

         

        Tonino Bianchi

         

        • Pao de Açucar's Gravatar Pao de Açucar
          febbraio 5, 2014 - 2:43 am | Permalink

          Ma ti puoi arrabbiare con me quanto ti pare; vedrai che l’astensione vi si ritorcerà contro.
          Non posso dimostrare ciò che deve ancora verificarsi ma ti accorgerai di quanto terreno perderete se Grillo farà un grande risultato.
          Viceversa sareste considerati degli interlocutori affidabili e siccome le politiche europee dei 5 Stelle non sono ancora ben definite trovereste mille spazi per inserirvi nella discussione.
          Poi fate come vi pare, io ho espresso la mia opinione molto francamente, tutto qua.

  5. GAMoN's Gravatar GAMoN
    febbraio 4, 2014 - 9:53 pm | Permalink

    Come ha già scritto un attento lettore in un precedente commento, il parlamento europeo è uno straordinario posto per stringere alleanze ma soprattutto per dare visibilità al popolo che vuole dire basta a questa moneta distruttrice di economie e a questi trattati che costringono interi popoli alla fame.
    Come credete che verrà celebrata secondo voi un'astensione massiccia, come l'esplosione del movimento sovranista?
    E' una pia illusione! Chi tace non dice nulla!
    Sarebbe un clamoroso assist per dare al governo l'opportunità di dire che il popolo è fortemente europeista (sono le uniche opinioni che verranno rappresentate e che emergeranno), mentre il calo di voti verrà imputato alla solita endemica e naturale disaffezione per la politica.
    Vi chiedo allora, perché la battaglia è comune, di ripensarci e di usare qualsiasi opportunità, anche questa delle elezioni europee, per dare visibilità al movimento sovranista e al profondo disagio della gente (che magari non sa nemmeno che cosa voglia dire sovranista ma è profondamente confuso e deluso dalle istituzioni europee). Portiamo lo scompiglio al parlamento, diamo visibilità del dissenso ai cittadini italiani ed europei. Facciamogli capire che non sono loro i matti a dubitare del dogma di fede ma che ormai siamo in tanti a voler cambiare questo stato di cose.

  6. febbraio 5, 2014 - 12:31 am | Permalink

    Le elezioni per il "parlamento" europeo sono un rito di autolegittimazione della tecnocrazia antidemocratica che vuole distruggere gli Stati europei. Se noi vogliamo distruggere l'UE dobbiamo rifiutare questo rito.

    Capisco la tentazione di partecipare per ottenere un risultato che potrebbe essere interpretato come un segnale di dissenso, ma riflettiamo sui seguenti punti:

    a) Chi "dissente" non vuole "distruggere", ma solo "cambiare". Ebbene, noi vogliamo "distruggere l'Unione Europea", non "cambiarla". Se sbalio corigeteme.

    b) Più che la (eventuale) affermazione dei "dissidenti", l'informazione mainstream porrebbe in evidenza la partecipazione e il (sicuro) successo dei partiti euristi

    c) Anche in caso di vittoria dei partiti cosiddetti antieuro, domandiamoci: chi sono questi partiti? Ce n'è uno che dica, chiaro e tondo, che l'Unione Europea deve essere distrutta? A me non risulta, comizi alla Di Battista a parte.

    Per finire: ve li immaginate i patrioti risorgimentali italiani che avessero partecipato all'elezione di un qualche organo del regno asburgico? Secondo voi, gli Asburgo erano meno invasori di quanto lo sia oggi la casta eurota? 

    Io a votare a queste elezioni farsa, vero e proprio rito farlocco di autolegittimazione dell'UE, non ci vado nemmeno se mi pagano. Voi fate come ve pare, ma io non ci vado.

    Saluti sovranisti.
    p.s. altro discorso è appoggiare, a titolo personale, chiunque critichi e si batta contro l'UE, seppure da posizioni meno radicali di ARS. Ma cribbio! Qualcuno che adotti una posizione radicale ci vuole! Ci vuole! E sarà, mi auguro, l'ARS. In caso contrario sarò io stesso a farlo, "di pirsona pirsonalmente".

  7. Lorenzo D'Onofrio's Gravatar Lorenzo D'Onofrio
    febbraio 5, 2014 - 7:27 am | Permalink

    Ve li immaginate i partigiani a votare per ipotetiche elezioni del Reichstag?

    • Pao de Açucar's Gravatar Pao de Açucar
      febbraio 5, 2014 - 9:53 am | Permalink

      Ma è interessante…le ipotetiche elezioni democratiche in un regime che però era notoriamente dittatoriale e che come sanno tutti accettava eventualmente solo liste uniche…e a queste ipotetiche elezioni democratiche per il Reichstag nazionale (coi nazisti il Reichstag non contava più nulla ma facciamo finta che…) indette dal partito dittatoriale verrebbero chiamati a votare anche gli stranieri non residenti…un’ipotesi ben congegnata, non c’è che dire…
      Anche perché qui alle europee la lista non è unica e una vittoria delle forze non allineate alla Troika avrebbe un enorme significato.
      Vediamo come andranno le cose; può anche essere che questa scelta si riveli pagante per voi.

  8. gios's Gravatar gios
    febbraio 5, 2014 - 2:18 pm | Permalink

    ARS, Aventino per Riconquistare la Sovranità … solo che 90 anni fa non ha funzionato

  9. febbraio 5, 2014 - 3:04 pm | Permalink

    @Fraioli

    Dici che ha senso andare al parlamento europeo solo per esprimere dissenso e quindi cmabire la UE, non distruggerla.

    Dato il tuo stile assertivo, potrei sapere perchè non si può andare lì per distruggere, uno straccio di argomentazione, no?

    • febbraio 5, 2014 - 6:02 pm | Permalink

      Chiedo scusa per il tono assertivo. Il fatto è che, talvolta, si commenta avendo poco tempo. E se uno deve essere "rapido", per forza di cose finisce con l'apparire "assertivo", specialmente se il vizietto un po' ce l'ha… come tutti i prof d'altronde. 

      Argomenterò non appena avrò un po' di tempo (la militanza l'è dura ragazzi, abbiamo due impegni per venerdì e sabato prossimi). Bye.

  10. febbraio 5, 2014 - 3:14 pm | Permalink

    Mi rendo conto che c'è un'incomprensione o forse una differenza di opinione.

    A mio parere, il sovranismo ha senso solo se lo si considera come un traguardo buono per tutti i paesi, e non solo per l'Italia.

    Non voglio certo dire che se altri paesi fanno scelte differenti, noi rinunciamo, naturalmente no, dico soltanto che il progetto è in sè adatto per tutti i paesi.

    Ciò non è una differenza di poco conto, significa appunto che i sovranisti non sono nazionalisti sciovinisti che pensano solo alla propria nazione e la ritengono la migliore, e che debba prevalere sulla scena mondiale.

    Quanto poi all'importanza dell'astensionismo, vi confesso che non mi avete convinto. Francamente, mi pare una forma alquanto infantile di consolazione. Il punto fondamentale è che ai sovranisti non verrà iscritta neanche una singola astensione, scordatevelo.

    Alla fine, è possibile che io stesso mi astenga, ma non mi potrò spingere fino al punto di celebrarne l'apoteosi. Io una lista antiglobalista l'avrei provato ad organizzarla (e naturalmente parlo di un ambito ben più vasto di questa cerchia di interlocutori), e non capisco come si possa considerare l'astensione uan soluzione migliore. Non sarebbe un messaggio più chiaro e più propositivo per tutti se si dicesse che purtroppo una lista che ci rappresenta non c'è e siamo costretti ad astenerci?

    • Pao de Açucar's Gravatar Pao de Açucar
      febbraio 5, 2014 - 5:12 pm | Permalink

      Vincenzo Cucinotta scrive

      "il sovranismo ha senso solo se lo si considera come un traguardo buono per tutti i paesi, e non solo per l'Italia."

      A queste condizioni mi iscriverei all'ARS

      Siccome prevarra' la linea opposta con la quale non andrete da nessuna parte non mi iscrivo.

      Si', Srefano D'Andrea, tu giustamente dici "Me ne frego!", ma questo e' un blog dove si viene a dire ognuno la propria e io dico la mia.

       

      Quindi se non impostate il sovranismo come dice Vincenzo sarete dei perdenti e se porporrete l'astensione alle prossime europee dimostrerete a tutti di essere degli ingenui inaffidabili.

       

      Vediamo che succede, mancano pochi mesi e poi ci divertiamo a verificare.

       

  11. Adriano Ottaviani's Gravatar Adriano Ottaviani
    febbraio 5, 2014 - 3:32 pm | Permalink

    Non capisco il motivo di tanta rigidità in entrambe le posizioni .
    Il fatto che le elezioni siano inutili non implica che sia inutile parteciparvi, infatti stiamo parlando di due piani concettuali  diversi , da un lato il piano della teoria politica che giustamente coglie il fatto dell'inutilità del parlamento e dall'altra stiamo parlando di strategia politica.
    Mi sembra ovvio infatti che dal punto di vista strategico nulla vieterebbe di presentare una lista no-euro-no-ue anche se potrebbe sembrare un ossimoro politico, ma di ossimori politici ne è piena la storia…
    Forse ormai è troppo tardi ma se si potessero raggiungere le firme necessarie in una o due circoscrizioni forse si avrebbe diritto di tribuna e forse si avrebbe l'occasione da parte delle forze proponenti  di far conoscere le proprie opinioni, trasmettendo magari il messaggio un  paradossale ma dirompente :  "Non votateci perché ci stanno prendendo per il…".
     

     

  12. febbraio 5, 2014 - 5:59 pm | Permalink

    Che fare alle europee?

    Argomento certamente scottante e divisorio. Lo sarà tanto più in viste di QUESTE europee, le prime veramente importanti sin da quell del 1979 —perché le prime dopo la grande crisi. Ho la sensazione che chi si sbaglia a questo giro la paga a caro prezzo.

    Dico subito che proporrò al Mpl e al neonato Coordinamento della sinistra contro l'euro, di votare per le liste di M5S. Premesso che il campo da gioco e le regole li scelgono sempre i dominanti; la possiamo girare come la vogliamo, ma il nemico eurista vorrà fare di queste elezioni un referendum pro e contro euro e Unione. Hanno già diviso il campo da gioco tra pro e anti-euro. I dominanti, si sono allineati da una parte e, dall'altra, hanno spinto a forza (spesso loro malgrado, vedi Syriza) tutti gli altri, euroscettici e anti-euro.

    Questa è la partita, e considero un errore gravissimo starsene alla finestra.

    M5S magari non dirà apertamente usciamo dall'Unione e dall'euro, ma quel che conta è (1) la percezione delle masse (2) che dipende da cosa faranno credere alle masse coloro che detengono il monopolio dei media. Per come stanno messe le cose i dominanti scateneranno una campagna formidabile pro-euro dipingendo l'uscita come catastrofe e i grillini come disfattisti. Ovvero vorranno vincere e schiantare M5S. Se questa è la posta in palio non ho dubbi su quale sia la giusta scelta elettorale la quale, è solo scelta tattica —e l'obbiettivo tattico adesso è indebolire il fronte eurista.

    Comprendo le ragioni di Stefano, ma hanno il difetto del formalismo giuridico,* e quindi poca sostanza politica.

    Formale per formale: è proprio vero che il Parlamento europeo ha solo poteri consultivi?

    Era così fino al dicembre 2009 fino all'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il quale ha conferito numerosi poteri legislativi al Parlamento europeo. Oltre 40 nuovi campi ricadono adesso sotto la procedura di co-decisione fra il Parlamento e il Consiglio dei ministri. Fra questi, l'agricoltura, la politica energetica, l'immigrazione e i fondi strutturali. Il Parlamento ha anche l'ultima parola sul bilancio dell'UE. 

    Moreno Pasquinelli

    *[Per la cronaca: ho fatto parte per decenni di un'organizzazione d'estrema sinistra che sin dal lontano 1979 e costantemente ha chiamato  al boicottaggio delle elezioni europee in base all'argomento (1) che il Parlamento di Strasburgo era un organo solo consulitivo e qundi elezioni truffa (2) che l'Unione era un consorzio imperialistico]

     

    • Pao de Açucar's Gravatar Pao de Açucar
      febbraio 5, 2014 - 7:51 pm | Permalink

      Bravo Moreno.
      Sei da molto tempo quello che ci vede più chiaro.
      Con molta stima mi permetto solo di suggerire che dovreste limare certi atteggiamenti che al di fuori (non solo da me quindi) sono considerati un po’autoreferenziali, cioè sembrate dire il celebre “Fasso tutto mi”.
      Secondo me se in un primo periodo di pochi anni saprete mettervi in secondo piano lasciando che il fronte comune si solidifichi senza dover per forza imporre delle linee e delle leadership andrete lontano.
      Per la definizione dei ruoli di ognuno c’è tempo e quando la situazione sarà in ebollizione uscirete fuori senza sforzo.
      Se CLN avrà l’intelligenza strategica di votare compattamente per Grillo DICHIARANDOLO APERTAMENTE CON ANTICIPO io sarò sicuramente dei vostri.
      Forza.

  13. AdrianOttaviani's Gravatar AdrianOttaviani
    febbraio 6, 2014 - 4:39 am | Permalink

    Pasquinelli ha ragione ma anche torto, ha ragione perché tra i voti a disposizione quello al M5S è quello ce dà più fastidio al PUDE ma secondo me ha pure torto perché un movimento politico non può ragionare come farebbe un individuo isolato e con le spalle al muro.
    E' chiaro, se la priorità e l'antieurismo preferisco mandare in parlamento i meno euristi,  ma allora perché non votare Lega ? O Fratelli d'Italia ?
    Se parliamo di antieurismo ti fidi di più di Salvini o di Casaleggio ?
    Piuttosto, tutti insieme con Sollevazione, MPL , ARS , etc etc, perché non spendersi per una raccolta d firme per una lista No-Euro-No-Ue ?
    Fallirà , quasi certamente, ma perché non fare dei banchetti sovranisti di raccolta firme dove è possibile ?
    Io penso che sarebbe un'occasione di visibilità e di crescita più utile sia rispetto all'astensione che rispetto al voto-utile europeo.
    Dopo di che se falliremo nella raccolta firme ognuno si farà i propri ragionamenti "nel segreto dell'urna" , ma perché non cogliere l'occasione di mettersi in campo tra la gente e fare politica ?

  14. febbraio 6, 2014 - 6:56 am | Permalink

    Caro Ottaviano,

    questo era il senso del mio intervento e mi fa piacere che almeno noi due concordiamo.

  15. Aaron's Gravatar Aaron
    febbraio 6, 2014 - 10:52 am | Permalink

    " Cambiare l'Unione Europea da dentro "

    un po come chiedere a Felice Orsini di convincere Napoleone III, mentre sorseggiano insieme caffè in uno qualsiasi dei bistrot di Parigi..

     

    mi astengo, non voto, ormai i traguardi sociali per la quale nella mia famiglia si contano i caduti e gli eroi sono stati stracciati in gran parte anche da coloro che si definiscono i "portatori dei valori del socialismo e della democrazia".

    ora esiste solo una scelta, dura e difficile, per la quale noi di ARS ci stiamo impegnando ogni giorno, cioè quella di sfruttare questa Crisi per rimettere in gioco tutto, dai modelli economici a quelli produttivi, sociali e culturali.

    In direzione ostinata e contraria

     

    aaron

  16. GAMoN's Gravatar GAMoN
    febbraio 6, 2014 - 11:18 am | Permalink

     

    Aaron,

    non si tratta di cambiare l'Europa da dentro ma di usare le istituzioni europee per dare la percezione al popolo che la causa sovranista è presente e diffusa nel territorio.
    Il parlamento europeo è un posto su cui si concentrano i riflettori e l'attenzione mediatica. Non sfruttarlo è un'opportunità mancata.
    Avere tanti Nigel Farage pronti a denunciare il danno causato dall'euro darebbe all'oponione pubblica una percezione diversa. Farebbe capire che i sovranisti non sono persone eccentriche con un'idea strampalata e "nazionalista" (nell'accezione negativa che in molte persone evoca questo termine). Farebbe capire invece che il popolo sta prendendo coscienza.
    Non sottovalutate l'istinto conformista della gente. L'opinione di massa si forma fondamentalmente per condensazione verso un modello comunemente accettato. Non importa se razionale. Per favorire questa condensazione, bisogna dare il più possibile visibilità all'idea e farlo in quei contesti che la massa considera "seri".
    In quest'ottica, mandare al parlamento europeo quanti più antieuristi possibile, evitando quindi di lasciare che a esprimere i propri rappresentanti siano solo gli euristi, trovo che sia un elemento di "marketing" cruciale.
    Sarebbe un grosso errore non sfruttarlo.

    Ciao.

    G.

  17. aaron's Gravatar aaron
    febbraio 6, 2014 - 12:31 pm | Permalink

    La gente ha poca fiducia nelle elezioni politiche in Italia, figuriamoci di quelle Europee.

    Passerranno senza sconvolgere nessun assetto, al max dimostreranno l'ennessima figuraccia della "sinistra dell'ultimo minuto", quella che invece di lavorare preferisce fare le alleanze per mandare su una poltrona 4 dirigenti stantii di rifonda o comunisti italiani. Fanno il nostro gioco e lo scrivo qui, tra qualche anno qualcuno di loro verrà ad elemosinare un po di spazio mediatico alle iniziative di ARS pur di continuare a farsi vedere in giro.

    Peccato per loro che il nostro "vivaio" pulula di cittadini che si son rotti le palle di questi sistemi e iniziano a lavorare per un alternativa che valga la pena di essere percorsa e non per le solite alleanze arcobaleno ( e bastaaaa con sto immaginario dei puffi !!!!! rivoglio Garibaldi sui manifesti !!!! )

     

    Aaron

  18. Emilio's Gravatar Emilio
    febbraio 7, 2014 - 4:30 pm | Permalink

    Caro Stefano,  nulla da eccepire circa le tue considerazioni giuridiche.

    E sono pure d’accordo con la tua : “A me sembra oggettivo che gli ingenui siano quelli che credono a Salvini e Di Battista quando dicono che vanno al parlamento europeo per riprendersi la sovranità. Coloro che sanno che è falso e impossibile e li votano ugualmente non sono ingenui sono privi di ragione e ragionevolezza.”

    Ma oltre alla ragionevolezza esiste anche un aspetto psicologico di cui tener conto.

    E oggi, giusto o meno che sia, il Mov5stelle viene percepito dalla massa come l’unica forza antisistema. E anche dallo stesso sistema, basti vedere come viene attaccato dalla nomenclatura.

    Ora, una forte affermazione dei 5stelle amplificherebbe lo spirito di rivolta – proprio perché,psicologicamente, la vittoria esalta e la sconfitta deprime – e porrebbe il sistema nella difficoltà, temendo una replica del successo alle elezioni nazionali, di procedere sulla via dello stravolgimento della Costituzione ( poi questo rinnovato spirito di rivolta occorrerà canalizzarlo correttamente ).

    Per questo, pur essendo quasi in antitesi culturale con 5stelle, sono fortemente tentato di votarlo.

    Potrei ripiegare sulla Lega ma Tosi ha già risposto a Salvini e poi sono certo che i numeri della Lega non spaventeranno nessuno

    Con l’occasione ti ringrazio per la consueta preparazione e coerenza.

    Emilio.

    • Durga's Gravatar Durga
      febbraio 8, 2014 - 4:45 am | Permalink

      Ma secondo me proprio il M5S, se avra' molto successo, tendera' a sovrapporsi a tutti i movimenti sovranisti e a schiacciarli..

  19. Luigi's Gravatar Luigi
    febbraio 8, 2014 - 8:38 am | Permalink

    Mi ritrovo d’accordo con le posizioni del post, perché effettivamente in un contesto del genere una fiducia semplicemente tattica e non strategica è a mio avviso inutile. Siamo seri, chiedere a un patriota italiano di votare alle elezioni europee è come chiedere ad un nazionalista scozzese di votare per il parlamento britannico. Lo hanno fatto è vero, il National Scottish Party si è presentato nel Parlamento inglese, e che ci ha guadagnato? Nulla, infatti stanno facendo un referendum per chiedere l’indipendenza.
    Mi permetto di rivolgere una critica al post di Pasquinelli. Giustamente lui rammenta che il Parlamento europeo nel corso degli anni ha acquisito maggiori poteri. Tuttavia vi è un aspetto che non è stato considerato. In ogni democrazia parlamentare nel momento in cui si elegge un parlamento si realizza una maggioranza ed un’opposizione. Il Parlamento europeo è, se non erro, l’unico caso al mondo in cui non si costituisce né una maggioranza né un’opposizione, creando un sistema totalmente confusionario in cui da una parte i parlamentari delle stesse nazionalità si uniscono per proposte a favore del proprio paese e dall’altra parte si vota in maniera quasi unanime ogni proposta di legge.
    Bisogna poi considerare il nodo alleanze. Il 5 stelle pare abbia detto di no alla Le Pen, restano così due possibili sbocchi: o si uniscono con i verdi o si uniscono con Farage*. Nel primo caso le proposte si relegheranno alle tipiche battaglie ambientaliste che avranno una loro importanza ma che col tema della sovranità centrano relativamente. Resta quindi l’opzione Farage, ma se dovesse realizzarsi tale ipotesi la posizione del MPL quale sarà? Perché Farage, voi saprete meglio di me ha posizioni molto simili alla Le Pen. E’ un convinto antifederalista (l’ultima volta che è andato in Scozia per poco non lo inseguivano con le torce e i forconi), crede nel libero mercato e nel suo programma ha proposto investimenti massicci nelle spese militari.
    Insomma parafrasando un vecchio rivoluzionario cinese:
    “Grande è la confusione sotto il cielo, ma la situazione non è buona”
    Un’ultima postilla a quelli che propongono di votare 5 stelle per sperare in un ritorno futuro. Gli accordi alla cieca non hanno mai portato bene, quindi penso che se proprio volete che si voti 5 stelle non c’è problema: si va dai candidati e si chiede espressamente di voler portare al parlamento i punti reclamati dal movimento sovranista. Se accetteranno senza tentennamenti il problema non si pone. In fondo la filosofia del 5 stelle è che il cittadino deve comandare. Benissimo, che si applichi tale filosofia.

  20. fla's Gravatar fla
    marzo 31, 2014 - 10:45 pm | Permalink

    Signori, meno feticismo elettorale o anti-elettorale, please! Il nostro avversario, vale a dire le elites, hanno "decretato" la UE e si sono "inventate" l'euro, senza chiedere il permesso a nessuno, senza nessun mandato degli elettori! Agiscono sempre nell'ombra, a colpi di "minoranza", alle spalle e sulla testa di tutti!

    L'hanno anche confessato apertamente: hanno bisogno di crisi sempre più traumatiche e paralizzanti, per imporre quel che tramano in segreto. Non è tempo di ulteriori ingenuità: il voto o l'astensione -senza un possente movimento di rifiuto- non sono l'arma decisiva!  Occorre fare in modo che lo scandalo sia più scandaloso, e la protesta (non solo in cabina elettorale) sia tale da non poter essere più occultata e derisa. 

    Nemmeno un eventuale 40% di deputati anti-euro a Strasburgo, se non vengono accompagnati dalla protesta delle Piazze d'Europa, potrebbero fare qualcosa di positivo (come un maggior accesso ai mezzi di comunicazione pubblici).

    Non è saggio dividersi in nome dell'astensionismo; questa ingenuità potrebbe fuorviare in una sterile discussione. Non vorrei che arrivasse la lugubre sorpresa, la carta segreta che hanno in serbo gli "euro-atlantisti". Prima di luglio, vogliono varare contro venti e maree il TTPI, ossia il liberismo assoluto tra USA e UE.

    La partita decisiva non si gioca a Strasburgo, però è positivo se fosse almeno possibile l'ostruzionismo, e non fosse un "approvificio" automatico dei dikat di Francoforte e Washington.

     

     

    E'  utile ricordare che grava sulla nostra testa il TTPI

     

  21. Giancarlo Matta's Gravatar Giancarlo Matta
    aprile 1, 2014 - 4:19 pm | Permalink

    Desidero anche qui ribadire iI principio già esposto in varie sedi. I deputati al “Parlamento europeo” – beninteso si intende quelli dei partiti che esprimono il senso della difesa di interessi nazionali – tengano ora bene presente che saranno eletti a quella istituzione non già per rafforzarla, bensì per limitarla severamente e in prospettiva per demolirla (giacché essa non è riformabile). Avranno un incarico preciso e a tempo limitato. Viva l'Italia. L'abbandono della attuale maledetta "u e" è la condizione preliminare indispensabile (non già la certezza = anche questo deve essere ben chiaro) per il rinascimento del nostro Paese.
    PRECISAZIONI.
    Per ciò che attiene al risultato del voto al parlamento europeo, la condizione ideale sarebbe:
    una percentuale del 40 ÷ 45 percento di NON VOTANTI, SCHEDE NULLE, SCHEDE BIANCHE. E così la "elezione" sarà politicamente fallita.
    Relativamente ai voti validi, almeno un terzo di essi ai partiti "euroscettici" o "sovranisti" (chiamateli come vi pare) e così sarà fallita la "u e".
    In un "parlamento" delegittimato dal 40÷45 % di "non voti" i soli parlamentari validi saranno coloro che lo vogliono sopprimere. Anche se saranno circa soltanto un terzo degli eletti. E così suonerà il "LIBERI TUTTI". Le divergenze dei vari gruppi parlamentari su tanti altri temi -sebbene importanti- a quel punto saranno solo una ulteriore spinta a salutarsi per sempre. Salvo -e non necessariamente in ogni caso- eventuali specifiche o contingenti alleanze militari.

  22. Antonio Patania's Gravatar Antonio Patania
    marzo 13, 2015 - 10:21 am | Permalink

    Senza sovranità monetaria e indipendenza politica lo stato perde il suo potere e la sua entità.e questa la repubblica che volevamo?la politica e sovrana nessuno può impedire un popolo di autodeterminarsi quando non ha più la sua indipendenza.ci vorrebbe la maturità politica per un referendum istituzionale per eleggere una nuova repubblica più democratica e con una propria moneta di stato .nessun debito può essere pagato con altri debiti.l.unione europea e fondata su una moneta che crea debiti non pagabili e altresì senza giusta causa

  23. antonio's Gravatar antonio
    giugno 20, 2015 - 1:52 pm | Permalink

    Gli articoli della costituzione sarebbero in contraddizione con i primi 12 articoli fondamentali…si poteva veramente attuare la Repubblica democratica ma non è stato fatto…Non è assolutamente anticostituzionale istituire i referendum propositivi poiché sono in sintonia con i primi 12 articoli altresì in sintonia con il diritto internazionale sull.eguaglianza sovrana degli stati e dei popoli che devono avere stessi diritti e doveri,e altresì con l.autodeterminazione stessa dei popoli che possono decidere come meglio gestire il proprio territorio ,la banca pubblica e non Spa,ecc ecc e ancora la presentazione delle leggi costituzionali di modifica e applicativi della costituzione direttamente dal popolo sovrano i cui limiti sono solo non scavalcare i diritti inviolabili…dunque non capisco perché il popolo non può vivere in democrazia

Lascia un commento