Con un’impostazione errata, non si batterà mai un Kyoto

Nel mio viaggio nel concetto di contingenza in economica, vorrei fare un salto di perimetro, per rendere chiara l’importanza che risiede nell’impostare i problemi nel giusto modo, consono all’oggetto del problema di volta in volta in questione. Come nel precedente articolo, infatti, ho parlato di moneta dichiarando che l’unica impostazione sostenibile è perimetrata allo Stato, in quanto è inscindibile la correlazione tra Stato, sistema economico-finanziario-giuridico e moneta, oggi voglio parlare di un qualcosa che abbraccia il mondo intero e quindi, data la contingenza che interessa tutti noi cittadini del globo, dovrebbe essere affrontato a livello globale, senza più Stati ma come umanità nel suo complesso, e questo qualcosa è il rispetto della natura. La risoluzione del problema è comunque simile e dato che dovremmo scegliere come un unico cervello, come intelligenza collettiva, affronteremo i due grandi temi che descrivono la scelta: vincoli e funzione.

Se l’Italia non fosse mai entrata nell’Euro sarebbero stati guai per la Germania

Una simulazione sull’andamento dei cambi nell’ultimo quarto di secolo mostra come senza l’unione monetaria l’Italia sarebbe potuta emergere come potenza industriale in Europa, ruolo che invece è oggi saldamente in mano alla Germania

Non so se uno studio simile sia mai stato fatto in Italia e ancor di più se sia mai stato commissionato da qualche politico più dubbioso e scettico di altri: nonostante abbia letto diversi libri e migliaia di articoli sull’argomento euro e UE non ne ho trovato alcuna traccia.

Sembra che le monete, la linfa vitale di uno Stato autodeterminato, non abbiano mai incuriosito troppo neanche gli addetti ai lavori. L’unico che ha parlato diffusamente dell’argomento in più di una trasmissione televisiva è stato l’imprenditore Ernesto Preatoni: ricordo di averlo sentito la prima volta dopo un paio di mesi che scrissi il mio primo pezzo sull’argomento nel novembre del 2013 e mi piace pensare che sia stato proprio il mio articolo a dargli lo spunto iniziale.

La Libia e la classe politica italiana

La Libia è ancora nel caos. Gruppi rivali si contendono la conquista dell’intero Paese diviso in più territori: gli islamisti di al Fajar hanno conquistato Tripoli; i “laici” e i militari presidiano Tobruk; i guerriglieri dell’Isis, guidati da Abu Mohammed al-Adnani, avanzano e sembra abbiano fondato un piccolo califfato a Derna in rapida espansione. Ora sono giunti fino a Sirte, la città natale di Gheddafi, su un golfo dove si trovano anche dei pozzi petroliferi. Forse l’Isis controlla anche Zuara, il porto da dove partono quasi tutti barconi colmi di migranti diretti verso l’Italia. Chi è responsabile di questa tragedia? Di chi sono le colpe di questo macello? Rievocare gli avvenimenti di tre anni fa forse non dà risposte esaurienti e definitive, ma può aiutare a capire gli avvenimenti di oggi.

USA: il fascino discreto dei neocons

Robert Parry è un giornalista investigativo americano, fondatore del Consortium for Independent Journalism. In un lungo articolo dello scorso 30 gennaio analizza la costruzione del consenso nell’opinione pubblica americana su temi di politica estera.

Il meccanismo propagandistico che viene utilizzato ad ogni crisi, fin dai tempi delle ingerenze statunitensi in America Latina, è stato “scoperto”  – sostiene Parry –  dai conservatori, e consiste nello stabilire un’equivalenza fra personale e  politico. La demonizzazione del leader di turno ha il doppio vantaggio di evitare l’analisi di una situazione nella sua complessità, e stabilire da subito il preciso confine tra buoni e cattivi secondo lo schema vetero-hollywoodiano ancora vivo nell’immaginario del pubblico americano. Chi dissente viene accusato di essere  pro-Cattivo-di-turno, a cui viene assimilato: in pratica un banale argumentum ad hominem, grossolano ma sempre efficace.

Si crea così un gruppo di pensiero ufficiale che aggrega gli allineati ed emargina chiunque esprima dissenso, e si stabilisce un clima di maccartismo, dove lo spirito patriottico di ognuno è misurato dal grado di adesione, o sottomissione, al racconto ufficiale. In questo situazione succede che la maggior parte di coloro che hanno la possibilità di influenzare l’opinione pubblica preferisce o adeguarsi o tacere, per evitare di mettere a rischio  l’impiego o le possibilità di carriera.

Falsità su Boris Nemtsov

Secondo la stampa di regime,  sarebbe stato ucciso “IL LEADER” dell’opposizione a PUTIN, tale Boris Nemtsov!
La verità è che il preteso leader dell’opposizione a Putin aveva il medesimo consenso che MARIO CAPANNA aveva in Italia a metà degli anni ottanta, sicché la qualifica di “leader dell’opposizione” è falsa e ridicola.

Su Wiki si legge:
“Nelle elezioni parlamentari del dicembre 2003, a capo della lista di Sojuz Pravych Sil compaiono Nemcov e Čubajs, e il partito riceve solo 2,4 milioni di voti, pari al 4%, non raggiungendo così la soglia minima del 5% per entrare in Parlamento… Nel gennaio 2004, Boris Nemcov, in ogni caso, decide di dare le proprie dimissioni formali, assumendosi la responsabilità della sconfitta elettorale.”

“Il 26 dicembre 2007, Nemcov ritira la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2008, affermando di non voler sottrarre voti a Michail Kas’janov, l’altro candidato dell’“opposizione democratica”. Kasparov nel 2008 non arriva al 2%!

L'”oppositore” di Putin è il comunista Zyuganov. Il partito comunista russo ha 10 volte i voti del partito liberale russo.

Lungimiranza

Chi, come me, è antiunionista da sempre – sulla rete dal 2 giugno 2009, quando iniziò l’attività di Appello al Popolo, e-zine risorgimentale, organo del partito che non c’è -, prova un grande piacere nel constatare cosa è accaduto in questi cinque anni e mezzo: eravamo soli e non lo siamo più; ci prendevano per matti e ora temono che abbiamo ragione; non sapevamo con chi parlare e oggi ci cercano per sapere. Abbiamo largamente anticipato politici, economisti, giornalisti di livello nazionale e internazionale.

E come se i fatti, i commenti, le notizie, le valutazioni, le riflessioni ci fossero venuti incontro. Qualche volta noi sovranisti storici abbiamo quasi il folle dubbio di aver condizionato la storia. Ma non è così. Nessuno l’ha condizionata. Semplicemente siamo stati lungimiranti.

Il risveglio

Alzarsi la mattina, guardarsi allo specchio, e dietro un viso stanco e senza stimoli prendere coscienza di quello e’ diventata la propria esistenza, lavarsi la faccia, riaprire gli occhi e quell’espressione, quella sensazione nello stomaco e’ ancora li’, come ogni santa mattina.
Ad un tratto, d’improvviso realizzare subito come in una visione quanto sia lontana l’esistenza che sognavamo, che saremmo destinati a condurre felicemente nel rispetto di poche e semplici regole, “il rispetto della vita umana ed il benessere collettivo”, a quel punto rabbia, delusione prendono il sopravvento, rilavarsi nervosamente il viso piu’ volte e guardandosi nuovamente allo specchio pensare che la propria dignita’ non ha prezzo e che per rivedersi allo specchio senza provare ancora quella strana sensazione dentro lo stomaco, per non far riapparire quell’espressione lobotomizzata da una societa’ di plastica si deve per forza scegliere, prendere una decisione importante, di quelle che sicuro costeranno molto, che impegneranno tanto, ma si deve scegliere tra chi subisce e fa’ finta di non vedere ogni giorno o scegliere di stare tra chi si impegna per cambiare volto a questa societa’ ed all’esistenza di tutti.
A quel punto la paura, lo scoraggiamento per un attimo prendono il sopravvento, ma poi la reazione d’orgoglio subito riprende il controllo e pensi che alla fine indipendentemente dal risultato comunque quella decisione ti restituira’ quel risveglio sereno e felice, e quella faccia davanti allo specchio la mattina sara’ quello che deve essere sempre, il viso di un Uomo, che e’ cosciente e padrone della propria esistenza.
Risvegliarsi e scegliere da che parte stare, impegnarsi…è questo quello che dobbiamo scegliere, per noi stessi, per le nostre tradizioni, per le nuove generazioni, per quello che siamo e mai dovremmo dimenticarci di essere..ESSERI UMANI.
E tu, proprio tu, domani mattina, come vuoi risvegliarti?

Moriremo tutti di EXPO

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Moriremo tutti di EXPO

 

Rullo di tamburi e squilli di tromba, il Grande Evento si sta avvicinando e son certo che voi cari lettori ve ne sarete accorti, di come non si parli d’altro che della Grande Occasione per rilanciare il paese. Il bombardamento mediatico è partito già da qualche mese, sulla stessa riga di una certa pubblicità all’Europa, nelle nostre tv, passano immagini commentate dalla stessa vocina che ci ricorda “ Di Europa bisogna parlare” e quindi anche di EXPO.

Tenetevi forte, i mesi tra Maggio e Ottobre 2015 saranno una buona “vetrina” per rilanciare il made in italy ( o se si vuole essere corretti il made in Eataly )  e dimostrare a tutto il mondo che non faremo una brutta figura .

Siete pronti? Vi sentite coinvolti? Non vedete l’ora che l’Italia mostri al mondo intero quanto è brava a stare in “vetrina” ? Scommetto che non state più nella pelle e vi siete già procurati quei biglietti giornalieri da 32 euro a persona e che sarete super contenti di spendere da Farinetti l’intero vostro stipendio per una cotoletta e una mozzarella, vero ?

Il destino di una generazione

Quando si discorre di unità politica europea, si sta nel campo dell’irreale.
Esistono politici che la propongono?
Non dico la Merkel o Hollande ma anche politici tedeschi o francesi che siano a capo di partiti dell’1%. E in Olanda? E in Danimarca? In Italia? In Spagna? In Grecia? E nelle repubbliche baltiche, che hanno appena fatto una “rivoluzione” per uscire dall’URSS, c’è un solo politico che propone di estinguere quegli Stati? No.
E perché no? Perché simili proposte politiche (chiudiamo le ambasciate, ammainiamo le bandiere, trasformiamo l’Italia in Oklaoma, il Portogallo in Alabama e la Germania nella California) non farebbero prendere nemmeno l’1%dei voti espressi dai vari corpi elettorali. Alla resa dei conti, non hanno alcun consenso e nessuno squallido opportunista osa affidare il proprio futuro politico a proposte tanto strampalate (ossia senza stampelle)

L’unità politica europea è stata soltanto l’ideologia data in pasto a noi cittadini ingenui per costruire l’Unione europea, ossia il mercato unico: hanno ucciso le “piccole” patrie (e nemmeno tanto piccole), non per costituire la mega-patria, che realisticamente non si poteva costruire, bensì per edificare il mercato unico, regno della concorrenza e del nichilismo turbo-capitalista. La lotta contro questo mostro è la lotta per la nostra patria. Non ce lo aspettavamo, non ci pensavamo, non siamo stati educati ad un simile pensiero. Ma questo è il destino della nostra generazione: la lotta per la ricostituzione delle patrie europee.

Syriza, la Merkel e Alba Dorata

Secondo alcuni, se nella classica contrattazione tra debitore e creditore la Merkel non fosse magnanima e lungimirante con Syriza, questo partito fallirebbe e perderebbe il consenso dei cittadini greci, essendo costretto ad  accontentarsi delle classiche dilazioni concesse dai creditori, senza nemmeno riuscire a interrompere le “riforme” imposte dalle “istituzioni” per la concessione di nuovi finanziamenti. La (asserita) conseguente vittoria di Alba Dorata sarebbe da imputare tutta alla Merkel o alle “istituzioni”.

Un modo davvero singolare di valutare le azioni dei soggetti politici!

Tutti i più acuti commentatori, e io soltanto casualmente tra essi, considerarono ingenua ed ineffettuale la “lettera degli economisti” che “chiedeva” alla Germania una politica che espandesse la domanda interna. Ugualmente, tutti i più acuti commentatori, e io soltanto casualmente tra essi,  considerarono ingenua e ineffettuale (oltre che per niente risolutiva) la proposta di “bond a garanzia europea”. La Germania è la Germania e nessuno deve pretendere che sia diversa da come è. Sono la Grecia, la Francia, la Spagna, il Portogallo e l’Italia che devono essere diversi da come stanno dimostrando di essere in questi anni: sciocchi masochisti, privi di coraggio e di sentimento nazionale (e quindi di futuro), abbagliati da un sogno che in realtà è un incubo provocato da un cocktail di sostanze psicotrope .

Gloria eterna

“….Ho dovuto combattere contro il più grande condottiero; mi è riuscito di mettere d’accordo imperatori, re, uno zar, un sultano e un papa. Ma nessuno sulla faccia della terra mi ha procurato maggiori difficoltà di un manigoldo italiano, emaciato, pallido, straccione, ma facondo come l’uragano, rovente come un apostolo, furbo come un ladro, sfacciato come un commediante, infaticabile come un innamorato: il suo nome è Giuseppe Mazzini….” (dalle memorie autografe di Klemens von Metternich).

Legge, diritto e istituzioni nella dialettica tra potere costituente e costituito

la tradizione degli oppressi ci insegna che “lo stato di eccezione” in cui viviamo è la regola (W.Benjamin)

 

In questo breve excursus del pensiero politico occidentale, che per forza di cose non può essere considerato esaustivo, ci proponiamo di esaminare il particolare legame che intercorre tra le istituzioni e popolo cercando di esplicitare l’articolazione della forma e del contenuto di tale rapporto nella prospettiva di diversi pensatori. Percependo nell’abuso della decretazione d’urgenza e nell’instaurazione di un governo della crisi europeo, la deriva astrattiva della legge che nella sua forma moderna vige ormai senza prescrivere nulla, abbiamo cercato per sommi capi di ricostruire una genealogia possibile del cammino non lineare che ha portato alla decadenza odierna.

Costituzione materiale e ruolo dei partiti politici

La grande cultura giuridica che, su impulso di Costantino Mortati ed altri grandi giuristi, a partire dagli anni ’30 del XX secolo, rese tecnicamente possibile il passaggio dallo stato liberale allo stato democratico e sociale, arrivando a costituire un solido riferimento dottrinario per la stesura della Carta Costituzionale nel 1947, aveva come perno la ricerca della funzione primigenia dell’esperienza giuridica, che deve risiedere non nelle norme ma nell’ordinamento.

Nell’opera “La costituzione in senso materiale” del 1941, il Mortati spiegò che in una costituzione materiale (cioè non di tipo puramente formale) le norme acquistano validità non singolarmente, ma in quanto legate ad un filo conduttore, cioè ad un ordinamento che possiede identità, unitarietà, ordine. L’invito di Mortati, ripetuto nel corso della sua esperienza come docente e poi come giudice della Corte costituzionale, è consistito nel non limitarsi a valutare formalmente le norme emanate, ma nell’insieme ordinato cui appartengono.

C’è da chiedersi – a titolo di esempio – se parlamentari e giudici costituzionali abbiano svolto questo tipo di valutazione nel 2012, al momento dell’introduzione nell’articolo 81 del comma relativo all’equilibrio di bilancio. L’insieme delle norme di indirizzo della Costituzione, infatti, individua nell’intervento pubblico negli assetti economici il momento fondamentale in cui si garantisce l’utilità sociale per il paese, tale da non poter giustificare nessun limite giuridico all’azione dello stato in tal senso.

Non è mai colpa delle stelle

“Il sistema migliore per evitare che un prigioniero fugga e’ fare in modo che non sappia mai di essere in prigione” .
Non cito la fonte perché è ancora oggi dubbia…
Questa comunque è la condizione odierna dell’umanità; una parte di essa (molto piccola) è consapevole di schiavizzare un’altra parte, molto più grande di umanità inconsapevole.
E questa parte di schiavi inconsapevoli, non ha percezione del fatto che lo stile di vita adottato, a sua volta alimenta la schiavitù di un’altra parte ancora più grossa di umanità che muore di fame e di sete e non solo in Africa o Sud America, ma anche nella stessa Europa dove la mortalità di ragazzi sotto i 14 anni per sete e’ altissimo.
La cosa che salta all’occhio, a chi ha ben chiaro questo meccanismo che ha connotazioni economiche e di profitto per accrescere il capitale, è che le varie lotte dei popoli non sono volte alla riconquista della libertà perché questo comporterebbe un’uscita dal sistema e una completa ribellione ad esso, proponendo modelli diversi, ma sono lotte per avere gabbie più confortevoli e catene più lunghe.
L’aberrazione è che l’uomo inconsapevolmente ha barattato il diritto imprescindibile all’esistenza con il lavoro produttivo. Un patto del Diavolo che non solo condiziona inesorabilmente le sorti dell’individuo ma oltre a questo, mentre è definitivo e sicuro il cedimento dei diritti alla vita come mangiare e bere, viene anche disattesa puntualmente la contropartita del lavoro , con buona pace dei riformatori. PRODUCI E SOPPORTA IL MONDO!
Se non produci mi dispiace ma decade l’utilità della tua presenza su questa terra quindi prima muori e meglio è per tutti. Troppo dura? Direi realista.
Un uomo pensatore e saggio che citerò con uno pseudonimo per rispettare la sua privacy mi ha scritto: ” quando c’è una crisi come questa il capitale corrompe tutti, ricchi e poveri, pur di sopravvivere e tutti gli uomini ‘vivono’ senza alcuna dignità” Plinio Il Vecchio.
Questa visione disincantata del mondo, incontra sempre la riottosità del lettore che troppo impegnato a difendere le catene che lo legano ( spesso identificate come conquiste di diritti) obietta che nonostante tutto, non riesce ad immaginarsi un mondo diverso da questo. Quindi agisce dentro un sistema che crede sia l’unico possibile e lo accetta come tale ed è questa la vera conquista del neoliberismo. Nel migliore dei casi si affida alla superstizione: prima o poi qualcosa cambierà e la crisi finirà! E si aggrega a gruppi che condividono idee comuni così non fatica nemmeno a pensare e sposa mission comuni.
Esiste quindi una sovranità mentale oltre che una sovranità popolare: la facoltà di pensare con la propria testa e di vedere le cose come realmente stanno, esattamente come un intero paese deve avere l’autonomia di decidere delle proprie politiche economiche e sociali se no sarà sempre una sottomissione intellettuale, non uscirà mai dall’inconsapevolezza e niente cambierà, sarà sempre una rincorsa dentro alla ruota del criceto.
Oggi Scenari Economici ha pubblicato un articolo : “Perché i politici non vogliono uscire dall’Euro!” la risposta scritta nell’articolo e’ che la classe dirigente ha la consapevolezza che verrebbe spazzata via in caso di uscita del sistema euro….ecco perché su larga scala il sistema funziona in questo modo, questo ne è un esempio pratico.
Una marca di Orologi molto nota pubblica questo slogan sui giornali: OGNUNO DI NOI PUÒ CAMBIARE IL MONDO! E fa sorridere come possa permettersi una multinazionale di spiattellare una verità così profonda senza nessun timore….perché tanto sa che cambiare se stessi oggi e’ visto come spostare una montagna con le mani.

E’ giunto il momento della battaglia – Salvare l’Europa – Renzi e il populismo – La Libia e l’ISIS – Razzismo e totalitarismo

1. STA ARRIVANDO IL MOMENTO DELLA BATTAGLIA

Non abbiate paura delle “RIFORME COSTITUZIONALI” di Renzi, visto che esse non saranno approvate con il consenso dei due terzi del Parlamento.
La battaglia referendaria contro le riforme costituzionali di Renzi sarà un momento molto importante della fase di consolidamento del movimento sovranista. L’ARS sarà in prima fila, con centinaia di comizi volanti e organizzati. Girerà le città con autovetture dotate di megafoni e file con comizi incorporati.
Sono certo che tutti i sovranisti si uniranno.
Vinceremo

2. SALVARE L’EUROPA

Ma tutti questi critici o pseudo critici dell’austerità o dell’euro o genericamente del neoliberismo, che non perdono occasione di precisare che bisogna “SALVARE L’EUROPA”, che diamine vorranno dire con questa oscura espressione?

3. RENZI NON E’ POPULISTA

Renzi non è populista. Il populista vuole il consenso dell’80% del popolo. Renzi si accontenta del 30% degli elettori, per poi avere il premio di maggioranza al secondo turno.
Il populismo è una buona cosa. Renzi è pessimo.

4. L’ISIS IN LIBIA ANCORA NON C’E’

Il senato approva un testo di legge razzista

Le riflessioni giornalistiche sul c.d. reato di negazionismo non colgono il segno o almeno non toccano il profilo più grave del voto del Senato Italiano dell’11 febbraio.

Il Senato ha deliberato di modificare l’art. 3 della legge 654 del 13 ottobre 1975. Pertanto muovo dall’attuale testo dell’art. 3:
1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione della disposizione dell’articolo 4 della convenzione, è punito:

a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi ;

b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

2. … 

3. È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni

Il fu Sarkozy Hollande!

L’ultimo mese é stato sicuramente analizzato in lungo e in largo dagli esperti di ogni sorta per capire quali saranno le rieprcussioni degli avventimenti di Charlie Hebdo sulla società francese, ma soprattutto ognuno ha cercato di leggere le diverse reazioni di questi giorni, per capire qual è lo stato di salute della società francese.  Sicuramente il governo socialista ai suoi minimi storici, ha preso la palla al balzo per risalire su tutti i sondaggi e per tenere il più possibile l’attenzione sugli attentati, e ben lontana dai dati economici previsonali, più che disastrosi del 2015. Il teatro mediatico messo su é senza precedenti, al punto che da più di una parte si sollevano i dubbi sulla sincerità e spontaneità delle manifestazioni post attentato. Non voglio naturalemnte e assolutamente sposare le ipotesi complottiste, anche perché più di uno dei giornalisti uccisi erano amici intimi di Hollande, e parte integrante della élite francese, pero’ quello che appare é che sicuramente il governo socialista si aspettava un evento del genere, del resto solo negli utlimi 3 mesi almeno 6 eventi simili sono stati scongiurati all’ultimo minuto. Quindi mangari non ci si aspettava la mattanza di Charlie, ma redazioni, associazioni e governo avevano preparato già la reazione a un colpo del genere. In meno di 12 ore tutti i media nazionali e locali, avevano organizzato manifestazioni all’unisono in tutta la Francia, il logo “je suis Charlie”, viene registrato con tanto di copyright in meno di qualche ora, difficile pensare che non fosse pronto e soprattutto che le varie testate non fossero state già prevenute dell’esistenza di un logo anti terrorismo da pubblicizzare immediatamente dopo i drammatici eventi. Quello che più insospettisce é la presa della palla al balzo per risuscitare il cosidetto “front republicaine”, spauracchio ormai spuntato contro il Front National, secondo cui tutti i partiti devono unirsi per fare “barrage” ovvero diga al Front.

La stampa russa e ucraina sugli accordi di Minsk

ringrazio Natalia Kovalenko per le traduzioni (SD’A)

Ria Novosti http://ria.ru/radio_brief/20150212/1047324411.html#ixzz3RZExb2л

A seguito dei colloqui di Minsk, durati per più di 16 ore, “il format di Normandia” è riuscito a concordare il ritiro delle armi pesanti dalla linea attuale di contatto per le truppe ucraine e la linea di contatto designata dagli accordi di Minsk del settembre 2014. “L’intoppo “. Tutte le insidie sorgono a causa di una visione diversa della situazione da parte di Kiev. Cioè, Kiev non riconosce l’esistenza di ” Calderone di Debaltzevo”. Di conseguenza, si tratta di una differente linea di contatto. Si teme che Kiev interpreti a suo modo questi accordi e questioni di struttura politica del Donbass “- ha detto a Radio Sputnik politologo, il vice direttore dell’Istituto nazionale dell’ideologia moderna Igor Shatrov. Egli ha osservato che i temi della struttura politica del Donbass possono essere oggetto di negoziati nel seguente formato “Normandia”. “La speranza è che almeno ci sia l’accordo sulle questioni di struttura politica del Donbass, a mio parere, potrebbe essere un argomento per la prossima riunione di ” Norman Quartet” , -dice il politologo. Tuttavia, Igor Shatrov non esclude che Kiev non rispetterà l’accordo di ritiro delle truppe dalla linea di demarcazione.

Un giorno di ordinaria follia

Mario Rossi è un uomo comune.
La moglie l’ha lasciato apparentemente senza motivo.
Lei è moderna, incerta, flessibile;
lui ha perso il lavoro perché considerato obsoleto e non per inettitudine.
Il divorzio è reso ancora più amaro da un’ordinanza del giudice che gli impedisce di avvicinarsi alla figlia. Adesso abita con la madre malata ed entrambi vivono con la modesta pensione di lei.
È un giorno come un altro e Mario si trova a bordo della sua autovettura.
Bloccato nell’ingorgo del traffico causato dalle proteste per un licenziamento di massa, è stravolto dal caldo. Accosta a fatica e scende dalla vettura per proseguire a piedi provocando l’ira di alcuni automobilisti frettolosi.
Dopo essersi imbattuto in un lunga serie di saracinesche abbassate, entra in un bar e si rivolge al proprietario che gli rifiuta la gentilezza di usare il bagno.
Costretto a prendere qualcosa per poter usufruire dei servizi, se ne va pensieroso. Prova a telefonare alla ex moglie, Anna, che spesso e volentieri non gli risponde nemmeno: è il compleanno della loro unica figlia, Adele, e Mario vorrebbe vederla; la donna però si rifiuta categoricamente.
Mentre prova nuovamente a telefonare, prende la direzione del quartiere dove abitava con la famiglia.
La zona è mal tenuta ma la crisi ha messo le coscienze a tacere e non sembra lasciare alternative.
Si ferma a comprare un piccolo presente per la figlia e prosegue il suo cammino. Lungo il tragitto si imbatte in un cantiere che gli sbarra la strada.
Fa notare ad alcuni operai che ci sarebbero lavori più urgenti da fare e che le ristrutturazioni in quel punto sono inutili e oltretutto ostruiscono il passaggio.
In risposta alla rabbia di uno di loro, che, non avendo ancora percepito lo stipendio, si lamenta della corruzione, degli sprechi e dell’evasione, scavalca una barricata e si ritrova ad attraversare di corsa un campo da golf.
Un distinto signore di mezza età cerca di colpirlo con una palla mostrando chiaramente di non gradire intrusi nel suo campo da gioco privato.
Nel frattempo, Anna, che prevede una visita “a sorpresa” del marito, esce di casa con la figlia.
Arrivato a destinazione, Mario scopre che anche il citofono è muto. Decide di entrare comunque e di prendere tempo guardando i video di quando lui, Anna e la piccola Adele erano ancora uniti. Pochi minuti ed irrompe in casa una pattuglia delle forze dell’ordine con moglie e figlia al seguito.
Adele è felice di vederlo, mentre Anna è inviperita. Lui si avvicina alle due e, prima di essere “accompagnato” fuori, consegna il regalo abbracciando fugacemente la bambina che attonita non riesce a capire perché tutto ciò debba accadere ad una persona normale che amava la sua vita ordinaria.

Scuola: dalla riforma Gentile alla rottamazione di Renzi.

La raccomandazione del 2 giugno scorso del Consiglio dell’Unione Europea sul programma nazionale di riforma 2014 dell’Italia al punto 14 recita: “L’insegnamento è una professione caratterizzata da un percorso di carriera unico e attualmente da prospettive limitate di sviluppo professionale. La diversificazione della carriera dei docenti, la cui progressione deve essere meglio correlata al merito e alle competenze, associata ad una valutazione generalizzata del sistema educativo, potrebbero tradursi in migliori risultati della scuola. Per assicurare una transizione agevole dalla scuola al mercato del lavoro, sembrano cruciali, nel ciclo di istruzione secondaria superiore e terziaria, il rafforzamento e l’ampliamento della formazione pratica, aumentando l’apprendimento basato sul lavoro e l’istruzione e la formazione professionale”.
Il Governo Renzi, sbandierando la sempre più insopportabile nenia del “ce lo chiede l’Europa”, si appresta ad inoculare anche nell’organizzazione scolastica meccanismi mutuati dall’azienda privata con gli studenti che assurgono al rango di “stakeholder”.
Quello che più lascia perplessi del pacchetto di riforme previsto è, infatti, tra l’altro, l’introduzione delle pagelle per Professori e Presidi.
L’amministrazione Renzi, con in testa il Ministro Stefania Giannini, sembra essere convinta che il merito degli insegnanti possa essere determinato dal giudizio degli studenti.