26 maggio

26 MAGGIO

Non vedo l'ora che arrivi il 26 maggio, quando saranno concluse le inutili elezioni europee.

In quel giorno, coloro che adesso reputano che si debba votare il bravo, signorile, simpatico e intelligente liberista Claudio Borghi, anche se sono socialisti e se disprezzano gli indipendentisti appoggiati dalla lega, o il (non voglio descriverlo) Magdi Allam, anche se sono antistatunitensi, magari antisionisti o ferventi cattolici (Allam ha lasciato la chiesa perché "troppo vicina all'islam") o il M5S, perché reputato il male minore, nonostante l'appoggio agli indipendentisti e il recente post osceno di tale Brera, o Tsipras, perché asseritemente "di sinistra",
NON AVRANNO PIU' SCUSE.
Se si impegneranno a costruire il partito della rivoluzione italiana meriteranno la liberazione, altrimenti meriteranno la schivitu'.

FINITA LA FARSA DELLE ELEZIONI, ARRIVA IL TEMPO DELLA MILITANZA O DELLA PALESE IPOCRISIA E DEL PALESE INDIVIDUALISMO PAROLAIO DA TASTIERA

Il mondo di oggi

 da Lenin, L'imperialismo fase suprema del capitalismo

"Il capitalismo divenne imperialismo capitalistico soltanto a un determinato e assai alto grado del suo sviluppo, allorché alcune qualità fondamentali del capitalismo cominciarono a mutarsi nel loro opposto, quando pienamente si affermarono e si rivelarono i sintomi del trapasso a un più elevato ordinamento economico e sociale. In questo processo vi è di fondamentale, nei rapporti economici, la sostituzione dei monopoli capitalistici alla libera concorrenza. La libera concorrenza è l'elemento essenziale del capitalismo e della produzione mercantile in generale; il monopolio è il diretto contrapposto della libera concorrenza. Ma fu proprio quest'ultima che cominciò, sotto i nostri occhi, a trasformarsi in monopolio, creando la grande produzione, eliminando la piccola industria, sostituendo alle grandi fabbriche altre ancor più grandi, e spingendo tanto oltre la concentrazione della produzione e del capitale, che da essa sorgeva e sorge il monopolio, cioè i cartelli, i sindacati, i trust, fusi con il capitale di un piccolo gruppo, di una decina di banche che manovrano miliardi. Nello stesso tempo i monopoli, sorgendo dalla libera concorrenza, non la eliminano ma coesistono, originando così una serie di aspre e improvvise contraddizioni, di attriti e conflitti. Il sistema dei monopoli è il passaggio del capitalismo a un ordinamento superiore nell'economia.

Venerdì 18 APRILE 2014 l’ARS a PERUGIA: ultimo incontro del ciclo “ECONOMIA E DIRITTI COSTITUZIONALI”

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Chiunque,

- non convinto che l’origine dell’attuale crisi dipenda da sprechi, burocrazia, corruzione, evasione, Cina, ecc. – sempre esistiti anche quando l’Italia era la quinta potenza economica mondiale e tutto andava per il meglio,

- voglia capire cosa stia succedendo alle proprie finanze, sia interessato al futuro di figli e nipoti, voglia conoscere le soluzioni a questa situazione,

- sia intenzionato ad agire nell’interesse proprio e dell’Italia,

è invitato all'ultima riunione del ciclo “economia e diritti costituzionali” che si svolgerà venerdì 18 Aprile, alle ore 21, presso i locali della copisteria l’amanuense, nel quartiere di S. Lucia a Perugia, in via della tintoria 10.

In quella sede verrà dato ampio spazio al dibattito, durante il quale verranno affrontati tutti i vostri quesiti ed i vostri dubbi. Mi auguro che ciascuno di Voi porti amici e conoscenti con sufficiente spirito critico e capacità di pensiero autonomo.

Simone Boemio (ARS Umbria)

Giro di Boa per Hollande

       E' un mese caldo, quello appena trascorso in Francia, non solo per l'assenza di pioggia, temperature al di sopra della media e un inquinamento allarmante dell'aria, ma soprattutto per le elezioni municipali appena trascorse, che hanno riguardato oltre 36.000 comuni. C'é stato un sonoro schiaffo elettorale del primo turno per il presidente Hollande, seguito dalla reazione asettica del PS fra i due turni, poi il solito appello al fronte repubblicano anti-FN di Ayrault e infine la vittoria della destra al secondo turno e il successivo rimpasto di governo.

Uno vale uno: intorno al primo turno delle parlamentarie europee del M5S

UNO VALE UNO E' UN GRANDE PRINCIPIO, che significa:

"Chiunque può entrare in un movimento o partito e, dopo aver dimostrato

a) di essersi impegnato PER ALCUNI ANNI, con sacrificio del tempo tolto agli affetti, al lavoro e alle passioni,

b) di aver prodotto risultati per il partito o movimento, in termini di nuovi associati che effettivamente militano,

c) di essersi conquistato per l'equilibrio, la profondità e lungimiranza delle posizioni politiche proposte e la dedizione, il consenso degli iscritti della sua contrada,

d) di saper comprendere testi complessi, di amare lo studio e l'approfondimento e di saper comunicare il contenuto di quei testi con parole semplici,

ha diritto di presentare la propria candidatura per il movimento o partito.

Al contrario, chiunque non abbia ancora dato prova delle quattro qualità segnalate e osi candidarsi, va considerato un arrivista, un opportunista, un furbastro, un presuntuoso o uno scemo, alla ricerca di un  PRIVILEGIO e desideroso di sistemarsi, e va SPERNACCHIATO dagli iscritti al partito o movimento"

Al primo turno delle parlamentarie europee del movimento cinque stelle, oltre 5000 candidati si sono contesi poco più di 35000 voti: un rapporto votanti-candidati a dir poco stupefacente.

Ap…punti di vista

Ciò che spaventa maggiormente, nell'osservare i comportamenti e le reazioni umane, è sovente la sintomatica arroganza, prepotenza e maleducazione.

Emozioni che si manifestano intensamente sia nel modo verbale di esprimersi (spesso privo di contesti, cause e soprattutto cultura), sia nella scompostezza dell'agire (gesticolante, minaccioso, aggressivo).

Alla stregua di una pandemia, l'arroganza ormai endemica si diffonde come un'infezione virale.

Pervasi da tale sindrome i volti si infiammano di volgarità, tracotanza e pregiudizio influenzando ogni relazione sociale.

Arroganza e prepotenza sono poi conseguenzialmente sinonimi di superbia, un fattore nei confronti del quale la fragilità umana è fin troppo vulnerabile.

L'astiosa suscettibilità che i nostri comportamenti assumono nell'atto di valutare e difendere determinate posizioni si evince immediatamente nel momento stesso in cui si è chiamati ad esprimere la propria opinione rispetto a questioni controverse.

Questioni che coinvolgono vari livelli del sentire e del divenire sociale. Temi la cui interpretazione e valutazione inevitabilmente andrà ad incidere sulle scelte future di una comunità, sui destini, sull'organizzazione e sullo sviluppo dell'ambiente coinvolto. Il cosi detto impatto "ambientale" ossia l'impatto su quel complesso di strutture ed interrelazioni sociali che da sempre viene percepito istintivamente come un elemento spinoso.

Qualla incostituzionale liberalizzazione del contratto a termine

di Paola Saraceni* Economia e politica

l contratto a termine è di nuovo al centro della scena. Infatti, anche la prima fase del Jobs Act del nuovo Governo (il decreto legge n. 34 del 2014) punta su questo tipo contrattuale, quasi che, attraverso la sua continua revisione, si possano risolvere tutti i problemi occupazionali. A ben vedere – al di là delle molteplici e argomentate perplessità sugli impatti occupazionali del lavoro flessibile[1], e quindi pure dei contratti a termine – c’è un piano del discorso di grande attualità sul quale è bene concentrare l’attenzione: la sostanziale identità funzionale tra “termine” e “licenziamento”, dalla quale occorre partire per avere piena consapevolezza dell’importanza delle questioni in gioco.

Fermo restando la differenza formale e strutturale, “termine” e “licenziamento” appaiono, nei fatti, strumenti di adeguamento delle dimensioni dell’organico alle mutevoli esigenze organizzativo-produttive. Entrambi assumono maggiore rilievo nelle fasi in cui le imprese devono affrontare congiunture economiche difficili e mercati particolarmente mutevoli. Al contempo non può dimenticarsi che il potere libero (cioè privo di limitazioni) del datore di estinguere il rapporto di lavoro, attraverso vuoi il licenziamento vuoi la (precedente) apposizione del termine, rende vana ogni altra tutela per il lavoratore, intaccandone – si badi – la libertà e la dignità: da questo punto di vista, la stabilità del rapporto di lavoro costituisce l’architrave del sistema giuridico di protezione del lavoro subordinato.

Narciso e il ritorno alla Lira

Qualche giorno fa, qui su AAP, Marino Badiale ipotizzava come possibile spiegazione della mancanza di ribellione dei popoli europei all’austerity, una causa psicologica e/o antropologica. La sua analisi partiva da due saggi che dimostravano come la società capitalistica stia mirando a inoculare sempre più l’ideologia consumistica già nei bambini, che ne sono inevitabilmente corrotti.

In questo post vorrei brevemente affrontare un’altra caratteristica della società dei consumi che potrebbe in parte rispondere alla domanda iniziale: la predominanza nella popolazione contemporanea dell’individuo narcisista.

Questa caratteristica psicanalitica di gran parte di noi occidentali, ci porta alla totale incapacità di instaurare legami paritari con le altre persone (la discussione non è quasi mai accettata), e non ci consente di formare veri e propri gruppi identitari che perseguano il bene comune o comunque un qualunque altro obiettivo a lungo termine e dal non scontato risultato immediato.  Inoltre, visto che il narcisista è portato a cercare in tutti i modi la realizzazione dei propri obiettivi, in caso di fallimento non resta che il suicidio (ahimè gesto eclatante molto presente nei giornali di questi ultimi anni).

Narciso, per cercare di amare la propria immagine riflessa nell’acqua… annegò.

ROMA 8 GIUGNO 2014, III ASSEMBLEA NAZIONALE dell’ARS – Associazione Riconquistare la Sovranità: INVITO, PROGRAMMA E LOGISTICA

A) INVITO

“Libertà è partecipazione”: prendiamo in prestito le parole di una famosa canzone di Giorgio Gaber per INVITARE alla III ASSEMBLEA NAZIONALE dell’ARS – Associazione Riconquistare la Sovranità tutti coloro che hanno preso coscienza del fatto che la libertà va conquistata con la partecipazione alla vita politica.

Partecipazione alla vita politica intesa nella più nobile delle accezioni: contribuire in prima persona al benessere della comunità-Stato di cui tutti i cittadini italiani fanno parte. L’Italia ha bisogno di una nuova classe dirigente che va ricercata tra le eccellenze del Popolo italiano.

Quel Popolo a cui la Costituzione della Repubblica italiana ha assegnato la Sovranità della comunità-Stato. Siamo una comunità e questa comunità è in pericolo. La Repubblica Italiana è in pericolo. Toccherà alla comunità stessa difendersi attraverso la sua migliore espressione, che dovrà trascinare tutti gli altri verso la salvezza.

È ORA DI AGIRE, è l’ora dell’organizzazione, è l’ora della conta delle forze realmente in campo. La discesa in campo avverrà successivamente. Ora bisogna SCHIERARSI.

Partecipare alla III ASSEMBLEA dell’ARS significa schierarsi e credere che salvare la democrazia, la libertà e il nostro futuro dipenda solo ed esclusivamente da NOI stessi.

QUIZ INVALSI: UN’IDEOLOGIA DESTABILIZZANTE E COSTOSA

L'ARS, in previsione delle prove INVALSI che si svolgeranno il 6/7 maggio (elementari) e il 13 maggio (superiori)   INVITA I GENITORI A NON MANDARE A SCUOLA I PROPRI FIGLI E I DOCENTI AD ADERIRE ALLO SCIOPERO indetto per l’occasione da alcune sigle sindacali

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Il modello di scuola in cui l’ARS si riconosce è quello espresso dalla Costituzione del 1948. Muovendo dall’assunto che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” (art. 33), la scuola della Repubblica si pone l’obiettivo di aiutare ogni studente a sviluppare autonomamente la propria personalità attraverso il dialogo, il dubbio metodico e il confronto critico delle idee.

Le straordinarie energie creative messe in circolazione da allievi e insegnanti lasciati liberi di vivere in questo modo l’esperienza scolastica, rappresentano la base insostituibile per il progresso generale del Paese e permettono alla scuola di svolgere una funzione sociale di primaria importanza.

Ma non è questo il genere di istruzione gradito all’Unione Europea. Con il solito cinismo Bruxelles ha deciso che una scuola che educa alla libertà costituzionale non solo non è utile, ma è un lusso dannoso che non possiamo permetterci: per Bruxelles la scuola “di qualità” è quella che addestra bambini e adolescenti alla durezza del mercato del lavoro, alla precarietà, alla più spietata competizione.

L’”addestramento” avviene mediante la somministrazione di prove standardizzate spesso consistenti in quiz demenziali a crocette, che penalizzano inevitabilmente gli alunni più portati a riflettere e ad approfondire. Per affrontare questo tipo di test bastano (come è giusto che sia per chi dovrà cambiare lavoro molte volte nel corso della vita!) un’infarinatura generica, una preparazione superficiale perché acquisita con esercizi meccanici e ripetitivi, e le competenze flessibili frutto di un impoverimento della didattica che mortifica la curiosità intellettuale e le attitudini dello studente.